ANNO 16 n° 263
Stupro di gruppo, forse ricorso contro messa in prova del ''branco''
La famiglia della vittima delle violenze sessuali agirà in sede civile e penale
26/03/2013 - 04:00

VITERBO – Valuterà nei prossimi giorni, la famiglia della ragazza di Tarquinia vittima dello stupro di gruppo da parte di otto giovani, all’epoca dei fatti anche loro minorenni, se impugnare la decisione del Tribunale dei Minori di Roma che, ieri mattina, dopo 6 anni di rinvii, ha disposto la ''messa in prova''  degli imputati. Si tratta di una norma che prevede la sospensione del processo e l'affidamento ai servizi sociali dei minori responsabili di gravi reati. Alla fine del periodo di osservazione, se l'esito è giudicato positivo, il reato viene dichiarato estinto.

La famiglia della ragazza ha anche un’altra strada per perseguire gli stupratori: una causa in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni. Il Tribunale dei Minori, infatti, ha riconosciuto che lo stupro c’è effettivamente stato. Ma per il momento, la madre della giovane, oggi 21enne, non ci vuole pensare. Prima deve smaltire l’amarezza per una decisione che ritiene ingiusta e immotivata. ''I giudici –dice – vogliono recuperare quei ragazzi? E a mia figlia chi ci pensa? Sono 6 anni che vive questo incubo. L’hanno rovinata e sono tutti liberi''. Su una cosa però la donna si dice certa. ''Faremo tutto ciò che la legge consente per fargli pagare la loro colpa, riconosciuta dai giudici. Agiremo sia in sede penale che civile finché non sarà fatta giustizia''. 

In precedenza gli 8 imputati erano già stati sottoposti alla cosiddetta ''messa in prova'' per 28 mesi. Ma il beneficio fu revocato dalla Cassazione dopo alcuni mesi perché l'ambiente in cui vivevano, e vivono, non venne ritenuto idoneo a loro ravvedimento. In particolare, a indurre i giudici a sospendere la prova fu una trasmissione televisiva i cui partecipanti, tutti loro concittadini, solidalizzarono con il branco e insultarono pesantemente la vittima.

In precedenza, decine di donne avevano indetto una manifestazione di piazza in difesa del sindaco di Montalto Salvatore Carai finito al centro di roventi polemiche, sfociate anche in Parlamento, per aver anticipato alle famiglie dei ragazzi le spese legali, circa 6mila euro ciascuno.

Nel corso dell’udienza preliminare in cui fu deciso il rinvio a giudizio, il legale della famiglia della vittima, l'avvocato Leonardo Paciotti, svelò che almeno due delle famiglie degli imputati avevano messo in vendita tutti i loro beni. Secondo il legale, avrebbero voluto liberarsi dei propri patrimoni per evitare di pagare il risarcimento danni alla ragazza stuprata in caso di condanna dei rispettivi figli.

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