ANNO 16 n° 263
Stupro, chiesti 32 anni di carcere per il branco
Il Pm: ''Ognuno degli otto imputati va condannato a 4 anni di reclusione''
28/01/2013 - 13:53

VITERBO -  Trentadue anni complessivi di reclusione sono stati chiesti dal pubblico ministero del tribunale dei minori Carlo Paolella a carico degli otto giovane che  la notte tra il 31 marzo e il primo aprile 2007, nella pineta di Montalto di Castro, al termine di una festa di compleanno, stuprarono a turno una loro coetanea. Il magistrato ha chiesto al collegio che ognuno degli imputati venga condannato a quattro anni di carcere. Per uno di loro, con problemi di salute, ha invocato una riduzione di pena.

Al termine della requisitoria del Pm sono iniziati gli interventi dei difensori del componenti del branco. Intorno alle 15, l’udienza è stata aggiornata al 4 marzo prossimo. Non è ancora certo se i giudici si riuniranno in camera di consiglio per emettere la sentenza in quella data o disporranno un altro rinvio. Comunque, il verdetto dovrebbe arrivare al più tardi nei primi giorni di aprile, a sei anni esatti dai fatti.

“Non mi interessa che vengano condannati a 1 o 10 anni - ha commentato la madre della ragazza al termine dell’udienza -, mi basta che siano dichiarati colpevoli. Così sarà dimostrato che mia figlia ha sempre detto la verità e che è stata ingiustamente sottoposta a linciaggio da parte degli stessi imputati e da chi è stato solidale con loro''. La donna ha aggiunto che la figlia ha vissuto anni d’inferno. “Le hanno dette di tutti i colori su di lei – ha sottolineato - , ma ora spero che le venga resa giustizia e che possa finalmente ritrovare un po’ di serenità”.

“Auspico che gli autori di un delitto così grave – ha detto Daniela Bizzari, ex consigliera di parità della Provincia di Viterbo, da sempre vicina alla ragazza stuprata e alla sua famiglia – vengano condannati. Capisco che quando hanno commesso il reato erano giovanissimi, ma non ci possono essere scusanti per chi stupra.  Da madre – ha aggiunto – auguro loro di riuscire a ricostruirsi una vita dopo aver espiato l’eventuale pena. Ma prima devono pagare la loro colpa”.

Bizzarri ha poi ricordato che la giovane, all’epoca dei fatti quindicenne, ha avuto la vita sconvolta dallo stupro prima e dalle accuse  subite poi. “Le hanno rovinato l’esistenza –ha sottolineato -, ma spero che l’eventuale condanna degli imputati le consenta di superare le difficoltà finora incontrate e l’aiuti a ritrovare fiducia nella società”.

Ad avviso di Bizzarri, candidata alla Camera dei deputati per il Pd, “se i giudici, come auspico, accoglieranno le richieste del pubblico ministero, verrà dato un segnale forte a tutte quelle donne che non hanno in coraggio di denunciare le violenze che subiscono. Anche la ragazza di Tarquinia – ha argomentato – in questi anni ha più volte ripetuto che se avesse saputo di dover sopportare tutto ciò che ha dovuto sopportare non avrebbe denunciato i componenti del branco. Invece – ha concluso – la sentenza, sebbene con 6 anni di ritardo, potrà dimostrare a tutte le donne che possono contare sulla giustizia e sullo Stato”

Ad allungare i tempi del giudizio ha contribuito anche la cosiddetta “messa in prova” concessa agli otto giovani dopo che avevano ammesso le loro colpe e espresso il proposito di chiedere perdono alla ragazza. Si tratta di beneficio che prevede un programma di osservazione, sostegno e controllo che, se avesse avuto esito positivo, avrebbe portato all'estinzione del reato. Ma fu revocato perché  la solidarietà espressa pubblicamente nei loro confronti da numerosi concittadini fece ritenere ai giudici che nel paese non ci fossero le condizioni ambientali necessarie al loro ravvedimento. 

La vicenda è anche entrata a far parte di una piece teatrale. E' infatti uno degli episodi di ‘’Bambole - Storie silenziose di donne’’, interpretato dall'attrice argentina Candelaria Romero e da suo marito Paolo, in cui vengono ricostruire alcuni dei più efferati episodi di violenza sulle donne. Lo spettacolo, destinato a fare il giro del mondo, oltre ai fatti di cronaca in sé, stigmatizza il comportamento del sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai, che anticipò ai presunti stupratori i soldi per le spese legali. Le polemiche che seguirono approdarono anche in Parlamento. Tanto che l'allora segretario dei Pd Piero Fassino, partito in cui militava Carai, impose la sua esclusione dalle liste per il congresso di fondazione.

Dopo il rinvio a giudizio dei componenti del branco, alcune loro famiglie misero in vendita tutto il loro patrimonio. Ma furono scoperte dai difensori della ragazza che ottennero il sequestro cautelativo.

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