ANNO 16 n° 272
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Ore 12, l'Unitus si ferma nel ricordo
Bandiere a mezz'asta e un'atmosfera di rispetto alla facoltà di Agraria

(Il minuito di silenzio durante una lezione della facoltà di Lingue)

VITERBO – (An. Ar.) Mezzogiorno in punto. Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia. Non suonano sirene, non arrivano segnali. Ci sarebbe il minuto di silenzio, ma è di libera scelta. Chi vuole, lo osserva nelle aule e nei laboratori, negli uffici e nel giardino; chi invece vuole ricordare le sette ragazze italiane (e le sei di altre nazionalità) morte all’alba di domenica nell’incidente del bus, vicino Tarragona, in un altro modo, intimamente, con una preghiera o un pensiero, può farlo. Chi vuole testimoniare tutta la sua vicinanza a Giuseppe Scarascia Mugnozza, direttore del Dibaf (un dipartimento di questa università) e papà di una delle ragazze, la romana Elisa, lo ha già fatto nelle ultime, drammatiche ore e potrà farlo quando il professore tornerà nella Tuscia.

E’ un minuto di silenzio consigliato, non imposto (ci mancherebbe) ma una testimonianza concreta di come il rettore Ruggieri, i vertici dell’Unitus e l’università come ente ma anche come grande famiglia, hanno voluto stare vicino ad una delle menti più lucide dell’ateneo, e allo stesso tempo anche a quella dimensione accademica internazionale che l’Università della Tuscia ha sempre promosso, con l’Erasmus e con altre forme.

Escono nel piazzale a fumare, questi ragazzi. Qualcuno è sui tavolini al sole, a lavorare con il portatile. Altri chiacchierano. C’è chi flirta. C’è chi parla con una professoressa di una tesi prossima ventura. L’attività non è frenetica né allegra, ma c'è, benché le lezioni siano state sospese in segno di lutto fino a tutt’oggi. La bandiera a mezz’asta all’ingresso ricorda che è successo qualcosa di doloroso, di recente. Altrove, nelle altre facoltà dove invece le lezioni si svolgono regolarmente, sono gli stessi professori ad alzarsi e ad osservare il minuto di silenzio insieme agli studenti.

Elisa, che pure non era viterbese, era sorella, perché studentessa, perché figlia di questo mondo fatto di esami e libri, di file in segreteria e di colloqui coi professori, fatto anche di feste, di svago.

''Siamo stati doppiamente colpiti da questo tragico evento – ha detto lunedì sera il sindaco Michelini, che in un gesto di solidarietà non dovuto (visto che Elisa non era cittadina viterbese) ha fissato il lutto cittadino per il giorno dei funerali, ancora da fissare -, perché in Spagna sono morte quelle giovani che credono nell’Europa e nel dialogo, gli stessi valori in cui crediamo noi, come viterbesi e come cittadini di una città universitaria. Ma siamo stati colpiti anche amici del professor Giuseppe Scarascia Mugnozza, uno degli esponenti di spicco dell’Università e della scienza italiana. E’ una famiglia che ha prima, con Gian Tommaso, ha contributo a creare questa istituzione, e poi l’ha fatta crescere. Ecco perché questa tragedia ci coinvolge ancora di più come comunità, e come valori. Quei valori di dialogo e apertura che oggi vanno difesi e promossi ancora di più, se possibile’’.

Intanto, alla facoltà di Agraria al Riello mezzogiorno è passato. Qualche lezione finisce, altre cominciano. Studenti e professori si dirigono ai parcheggi, alle fermate dei bus, a mangiare. Nel pomeriggio si terrà il consiglio di Dipartimento, che proprio il professor Scarascia Mugnozza non ha voluto spostare e che sarà diretto dal professor Moresi. La vita va avanti, l’università pure, anche con la tristezza nel cuore.

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