ANNO 16 n° 263
La vittima ''Cerco soltanto un po’ di pace''
L'intervista della ragazza scuote le coscienze e finalmente le istituzioni

VITERBO – Ricominciare tutto daccapo sarebbe una tortura. Fisica e mentale. “Non posso sostenere un nuovo processo. Ad ogni udienza sto male, vomito, vedere le loro facce... Li dovevano condannare, ma mi basta che i giudici mi abbiano creduto, che io sono una ragazza perbene. Ora cerco soltanto un po' di pace'.

Ad affermarlo è Francesca (il nome è di fantasia), oggi ventunenne e con venti chili in meno rispetto al 2007. Quando otto coetanei la stuprarono a turno nella pineta comunale di Montalto di Castro per tre ore interminabili. Era la notte tra il 31 marzo ed il primo aprile 2007. Francesca aveva quindici anni e loro, i componenti del branco, poco di più.

Difficilmente Francesca impugnerà la decisione del Tribunale dei Minori di Roma del 25 marzo scorso di concedere una nuova “messa in prova” agli imputati, ma l’intervista esclusiva che ha rilasciato ieri l’altro al quotidiano Repubblica pare abbia smosso qualche coscienza. Qualcuno, finalmente, ha deciso di andare fino in fondo a questa brutta faccenda.

'Mi hanno preso la vita e rubato il futuro, ho sperato ogni giorno di avere giustizia, ma se avessi saputo che finiva così non li avrei mai denunciati. Ora sono stanca, non ho più la forza di combattere'. Parole forti, quelle di Francesca, alle quali non si poteva rimanere insensibili.

“Il ministro della Giustizia valuti l'invio degli ispettori ministeriali al Tribunale dei Minori di Roma dopo l'ennesima decisione, già bocciata dalla Cassazione, che ritarda ancora la sentenza sullo stupro di Montalto di Castro''. Questo l’appello lanciato da tre deputate del Pd - Silvia Fregolent, Marina Berlinghieri e Lorenza Bonaccorsi – al Guardasigilli Paola Severino dopo la pubblicazione dell’intervista.

Appello al quale il ministro della Giustizia avrebbe già risposto informalmente: sarebbe sua intenzione, infatti, chiedere gli atti del processo agli otto componenti del branco.

“Ritengo giusto che il ministro Severino apra un’inchiesta, anche se questo non risarcirà del dolore quella giovane ragazza, così brutalmente aggredita“, così l’ex ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, promotrice del decreto antistupro che prevedeva l’obbligo di custodia cautelare per gli autori di violenza sessuale. Decreto che venne bocciato dalla Corte Costituzionale. Con la conseguenza che è sotto gli occhi di tutti: i violentatori restano a piede libero.

“Quelli vanno in giro, sono liberi, li vedi nei bar, si sono sposati. Maria ha perso venti chili, è dovuta andare via, a lei chi restituirà il futuro? Per questo vorrei ancora avere giustizia'. Ha confessato la mamma Agata sempre a Repubblica. Ma è Maria, come tante altre donne vittime di stupro, che ha deciso di ritirarsi. “Non posso sostenere un nuovo processo”.

La speranza per ottenere giustizia, anche da spettatori, adesso è quindi riposta nelle istituzioni.

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