ANNO 16 n° 273
Il rettore Mancini dice ''no'' a un posto nel listino di Zingaretti

VITERBO - ''No grazie'': questa la risposta data dal rettore dell'Università della Tuscia e presidente della Conferenza dei rettori italiani (Crui) Marco Mancini a Nicola Zingaretti, che gli ha proposto di entrare nel suo listino. Il candidato alla presidenza della Regione Lazio del centrosinistra, secondo quanto si è appreso, ha telefonato personalmente a Mancini, prospettandogli, in caso di vittoria, non solo l'elezione certa in consiglio regionale, ma anche un ruolo di rilievo nella sua amministrazione. Ruolo di rilievo che, secondo i rumors, non avrebbe potuto consistere in altro che in un assessorato ''pesante''. Ma, come detto, Mancini ha compiuto il gran rifiuto.

Nel 2006, durante le trattative per la formazione del governo Prodi 2, il Partito dei comunisti italiani (Pdci) non indicò propri uomini per la carica di ministro, ma ''suggerì'' sei nomi in ''grado di parlare a tutta la sinistra''. Tra questi c'era anche quello di Mancini che, secondo il segretario nazionale del partito Oliviero Di Liberto, aveva tutti i requisiti per diventare titolare del dicastero dell'Università e della Ricerca scientifica, allora divisi dalla Pubblica istruzione. Gli altri nomi indicati dal Pdci erano: Foad Aodi, medico e presidente nazionale dell'Associazione medici stranieri in Italia, di origine palestinese; Alberto Asor Rosa, storico e coordinatore della Camera di consultazione della sinistra; Gianni Minà, giornalista ed esperto di America Latina; Gian Paolo Patta, sindacalista, segretario europeo della CGIL; Luigi Scotti, presidente del tribunale di Roma e, appunto, Mancini.

Prodi non accettò nessuno delle indicazioni, tanto che il Pdci riuscì all'ultimo momento a far entrare nella compagine di governo Alessandro Bianchi, rettore dell'Università di Reggio Calabria e noto urbanista. Secondo voci trapelate in quei giorni, mai confermate né smentite, il capo del governo avrebbe offerto a Mancini il ruolo di sottosegretario all'Università e alla Ricerca scientifica, di cui fu nominato ministro Fabio Mussi. Ma il rettore rispose no anche in quell'occasione, ritenendo il sottosegretariato una sorta di ''retrocessione'' rispetto alla proposta originaria.

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