

VITERBO – Giorgio De Vito, il 37enne napoletano già condannato all’ergastolo per aver ucciso Marcella Rizzello, è tornato ieri, 28 maggio, in aula di fronte al gup Franca Marinelli. E’accusato infatti di tentato omicidio per aver aggredito a colpi di scimitarra il nuovo compagno della ex, Emiliano Liberati. Fatto, quest’ultimo, che, accaduto il 12 maggio 2010 ovvero pochi mesi dopo l’omicidio della Rizzello, diresse le indagini del noir di Civita proprio verso De Vito, ad oggi condannato all’ergastolo come unico responsabile dell’omicidio di Marcella.
Nella mattinata di ieri il gup Franca Marinelli ha ascoltato le conclusioni delle perizie psichiatriche svolte su De Vito da Mario Morucci, Eugenio Pascucci e Alessandro Pinnavaia, i tre periti incaricati dal tribunale di verificare la sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto. Quel 12 maggio, secondo i periti, la capacità di intendere e volere di De Vito “era fortemente scemata al momento del fatto e limitatamente allo stesso” a causa della fortissima gelosia nei confronti della ex, Mariola Michta, costituitasi parte civile nel processo insieme a Liberati e rappresentati rispettivamente dagli avvocati Roberto Fava e Antonio Maria Carlevaro.
Per l’accusa l’imputato avrebbe attirato nel suo appartamento la Michta e Liberati e li avrebbe aggrediti con una scimitarra nascosto sotto il letto. De Vito ha sempre negato questa dinamica, sostenendo invece di averli sorpresi a casa sua con l’intento di derubarlo.
Oltre al pool di periti è stato ascoltato anche Giovan Battista Traverso, consulente del pm Renzo Petroselli. La seduta è aggiornata al 5 giugno prossimo per la discussione e la sentenza.
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