ANNO 16 n° 272
Tentato omicidio, chiesti 12 anni per De Vito
Il napoletano č anche accusato di aver ucciso Marcella Rizzello
16/06/2011 - 15:59

Sono dodici gli anni di carcere chiesti dal sostituto Renzo Petroselli per Giorgio De Vito, accusato di aver aggredito a colpi di scimitarra Emiliano Liberati, operaio di Fabrica di Roma. 

La cronaca del fatto. Siamo nel maggio 2010: tre mesi prima si è consumato il delitto della Rizzello e la Michta, separatasi subito dopo il fatto da De Vito, si trasferisce da Liberati. Il 12 maggio, spinto dalla gelosia, il napoletano invita l’ex compagna a casa per prendere le ultime cose che aveva lasciato. Ma è un tranello. La polacca, accompagnata dall’operaio, trova De Vito che aggredisce entrambi con una scimitarra. Liberati rimane ferito e viene ricoverato in ospedale con prognosi riservata. Il napoletano viene arrestato e, un paio di settimane più tardi – attraverso la comparazione del suo Dna con quello rinvenuto nella villetta in via dei Latini dove abitava Marcella – si scopre che è sempre lui l’autore dell’omicidio della donna. 

Il processo. Nell’ambito di questo processo sia la Michta (difesa dall’avvocato Roberto Fava), sia Liberati (rappresentato dal legale Antonio Carlevaro) si sono costituti parte civile durante l’udienza del 6 maggio scorso. Seduta in cui non erano mancati momenti di forte tensione tanto che, ad un certo punto, i legali di De Vito (Mario Rosati ed Enrico Valentini) erano  stati costretti a chiedere una sospensione di qualche minuto per far calmare il loro assistito. 

La prima ad essere ascoltata era stata la polacca che, sebbene fosse stata messa in difficoltà da Rosati e Valentini, aveva confermato le accuse nei confronti dell’ex convivente. Completamente contrastante era stata la versione di quest’ultimo. “Io sono arrivato a casa e ho trovato loro due che stavano rubando”, aveva  detto, arrivando a tacciare il pm Petroselli di essere “un bugiardo”. A quel punto c’era stata la sospensione e il processo era stato aggiornata al 16 giugno. Cioè oggi. 

L’udienza. Durante la sua lunga requisitoria il pm Petroselli ha ricostruito punto per punto l’aggressione del maggio 2009 e, alla richiesta di condanna, si sono associati gli avvocati di Fava e Carlevaro, che hanno chiesto il risarcimento danni: cinquemila euro per la Michta; e cinquecentomila euro per Liberati che, proprio a causa dell’aggressione, ha perso l’uso della mano sinistra e del braccio. 

L’avvocato Rosati, legale di De Vito, dal canto suo ha chiesto la derubricazione del capo di imputazione: da tentato omicidio a lesioni gravi. 

La seduta, alla fine, è stata rinviata al 29 giugno, giorno in cui sono attese discussione e sentenza. 

De Vito ancora in Tribunale. Domani il napoletano sarà di nuovo nel palazzo di giustizia viterbese, stavolta in Corte d’assise, per rispondere dell’accusa dell’omicidio di Marcella Rizzello.

Facebook Twitter Rss