ANNO 16 n° 272
Via al processo d'appello per De Vito
Si aprirą oggi per il tentato omicidio del rivale in amore Emiliano Liberati
Il 40enne napoletano gią condannato a 17 anni per il delitto di Marcella Rizzello
15/04/2016 - 02:01

VITERBO – Giorgio De Vito torna in aula. Si apre oggi il processo d’appello per il 40enne napoletano, già condannato a diciassette anni per l’omicidio di Marcella Rizzello, per aver tentato di uccidere il rivale in amore, l’operaio di Fabrica di Roma Emiliano Liberati.

Reato, quest’ultimo, per il quale De Vito, assistito dall’avvocato Enrico Valentini, è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a sette anni e quindici giorni di reclusione con l’esclusione dell’aggravante della minorata difesa e la sussistenza dell’attenuante per semi infermità mentale il 5 giugno 2012 e che, grazie alla comparazione del suo dna con quello prelevato nella villetta dei Rizzello, fornì agli inquirenti la prova regina del delitto di Civita Castellana: era stato lo stesso De Vito a uccidere Marcella con trenta coltellate di fronte alla figlioletta di appena un anno.

I fatti. È il 12 maggio 2010, quindi esattamente tre mesi e nove giorni dopo l'omicidio di Marcella Rizzello. De Vito attira la ex, Mariola Michta e il nuovo compagno di lei, Emiliano Liberati, nel suo appartamento. Accecato dalla gelosia nei confronti della trentenne polacca, li aggredisce a colpi di coltello e di scimitarra, che teneva nascosta sotto il letto. I due, De Vito e Liberati, entrambi feriti dopo la colluttazione, il primo a una mano e il secondo anche alla schiena e al viso, finiscono in manette. 

Ma per la difesa, che venerdì tenterà di ottenere l’assoluzione dell’imputato o, quantomeno, una sensibile riduzione di pena anche in virtù della capacità di intendere e di volere fortemente scemata dell’imputato al momento dei fatti, come stabilì all’epoca un pool di periti, la ricostruzione dei fatti di quel 12 maggio di sei anni fa non convince. Né per la dinamica né per l’attendibilità di Liberati e della Michta. Rientrato in casa, De Vito ha sorpreso i due e, spaventato, ha reagito: legittima difesa quindi e sì lesioni personali gravissime ma non tentato omicidio. Di qui il ricorso in appello che, dopo un rinvio per difetto di notifica all'imputato a ottobre scorso, verrà discusso domani a Roma.

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