

ROMA – Si sarebbe dovuto aprire ieri, a Roma, il processo d’appello nei confronti di Giorgio De Vito, già condannato a 17 anni per l’omicidio di Marcella Rizzello, condannato a 7 anni di reclusione per aver tentato di uccidere il rivale in amore, Emiliano Liberati, ma, per un difetto di notifica all’imputato, è stato rinviato al prossimo 15 aprile.
I fatti risalgono al 12 maggio 2010. De Vito attira la ex, Mariola Michta e il nuovo compagno di lei, Emiliano Liberati, nel suo appartamento. Accecato dalla gelosia nei confronti della trentenne polacca, li aggredisce a colpi di coltello e di scimitarra, che teneva nascosta sotto il letto. I due, De Vito e Liberati, entrambi feriti dopo la colluttazione, il primo a una mano e il secondo anche alla schiena e al viso, finiscono in manette. Poi, qualche giorno dopo, la svolta nelle indagini del giallo dell’omicidio di Marcella Rizzello, avvenuto a febbraio, quindi 3 mesi prima, e ancora senza soluzione: grazie alla comparazione del dna di De Vito con quello trovato nella villetta Rizzello, l’allora 37enne napoletano viene riconosciuto come l’assassino di Marcella.
Per il tentato omicidio di Liberati, a De Vito vengono inflitti sette anni e quindici giorni di reclusione con l’esclusione dell’aggravante della minorata difesa e la sussistenza dell’attenuante per semi infermità mentale. Ma per la difesa, rappresentata dall’avvocato Enrico Valentini, la ricostruzione dei fatti di quel 12 maggio di cinque anni fa non convince per la dinamica e l’attendibilità di Liberati e della Michta: De Vito, rientrato in casa, ha sorpreso i due e, spaventato, ha reagito. Legittima difesa quindi e sì lesioni personali gravissime ma non tentato omicidio. Di qui il ricorso in appello, che verrà discusso il prossimo 15 aprile, per ottenere una riduzione di pena, tenendo conto anche della capacità di intendere e di volere fortemente scemata dell’imputato al momento dei fatti, come stabilì all’epoca un pool di periti.
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