ANNO 16 n° 272
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''Dall'Erasmus al lavoro, qui è così''
Fabrizio Bianchini, viterbese e manager a Barcellona dopo averci studiato

di Andrea Arena

BARCELLONA – ''Due giorni di lutto nazionale. Il giornale, La Vanguardia, che dedica tante pagine a questa tragedia. La bruttissima sensazione personale, perché sono italiano e sette delle ragazze morte erano mie connazionali, ma anche perché colpisce un mondo in cui ho vissuto, e che conosco a fondo’’.

Fabrizio Bianchini, 34 anni, viterbese (è il fratello minore dell’ex assessore provinciale Paolo), parla da Barcellona. Dove oggi vive, svolgendo un ruolo manageriale di primo piano nel mondo della ristorazione, e dove tra il 2007 e il 2008 ha svolto l’Erasmus, lui studente dell’Università della Tuscia in prestito all’Ub, l’Universitat de Barcelona, facoltà di Diritto Scienze politiche. Che tra le sette vittime ci fosse anche Elisa Scarascia Mugnozza, studentessa romana di Medicina e con profondi legami con l’Unitus (il papà dirigente il Dibaf, un dipartimento di Agraria, il nonno Gian Tommaso fu il primo rettore), è un ulteriore, dolorosissimo, particolare.

''Il ristorante che dirigo, il Bo di Napoli, è a cinquecento metri dall’Università – racconta – Qui vengono spesso professori, studenti e studentesse a mangiare. Anche di Erasmus, anche italiani. Ne conosco parecchi, perché anche io sono stato uno di loro, in questa città''. Una città, Barcellona, che nell’immaginario collettivo ha assunto il ruolo di capitale dell’Erasmus: qui, per dire, è ambientato L’appartamento spagnolo, il film di Cédric Klapisch che dal 2002 ha contribuito ad alimentare – semmai ce ne fosse stato bisogno – il mito degli studi all’estero presso i ragazzi europei.

''Anche qui gli studenti Erasmus tendono a frequentarsi tra di loro. C’è un’associazione, una rete, alla quale ci si può iscrivere quando si arriva in Università. Ci pensano loro a comunicarti eventi, feste, appuntamenti, escursioni. Proprio come quella di sabato scorso a Valencia per Las Fallas, una festa conosciutissima e frequentatissima – dice Bianchini – Ma può capitare anche di incontrare i ragazzi il giovedì sera, che qui è la serata che va di più, in una discoteca normale, insieme ad altri giovani non necessariamente Erasmus''. Con venti euro il viaggio di andata e ritorno, infatti, l’Erasmus Network aveva organizzato il viaggio in pullman, dalla mattina di sabato alle prime luci dell’alba della domenica, quando poi l’ultimo dei cinque bus, quello maledetto, ha avuto l’incidente lungo l’autostrada P7, dalle parti di Tarragona.

Elisa studiava Medicina. ''Ho diverse amiche italiane che sono venute qui a farlo – conclude Fabrizio – Sostengono che sia diverso rispetto all’Italia, che ci siano maggiori opportunità di frequentare l’ospedale, le sale operatorie, fare esperienza diretta. L’Hospital Clinic è un’eccellenza assoluta, si trova nel quartiere Exaimple. Poi, dopo essere tornate in Italia per laurearsi, rivengono ancora a Barcellona per la specializzazione, o addirittura per lavorare''. Chissà se anche Elisa Scarascia Mugnozza avrebbe voluto farlo.

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