ANNO 16 n° 272
''Dalla tragedia un'Europa più forte''
Le parole del professor Scarascia Mugnozza ai funerali della figlia Elisa

di Andrea Arena

VITERBO – Ha parlato di sua figlia, di Elisa, ma anche lanciato un messaggio importante e coraggioso. Da padre e da professore. Giuseppe Scarascia Mugnozza, papà di Elisa, la 22enne romana scomparsa tragicamente domenica scorsa in Spagna nell’incidente del bus, ha trovato la forza di affrontare un argomento delicato dal leggìo della chiesa di San Pietro e Paolo, all’Olgiata, durante i funerali di sua figlia.

La chiesa era strapiena. C’erano i famigliari, una famiglia che ha dato tanto all’Università italiana, a partire da Gian Tommaso, il nonno di Elisa e il primo rettore dell’Università della Tuscia, e che ieri si è trovata a piangere una ragazza, morta proprio mentre stava vivendo un passaggio importante della vita universitaria, l’Erasmus. Ma ad ascoltare c’erano anche tanti colleghi professori, presidi di facoltà, il rettore de La Sapienza Eugenio Gaudio. E c’erano i giovani, gli amici di Elisa, studenti universitari come lei.

''Tutti noi docenti – ha detto il professor Giuseppe, che all’Unitus dirige il Dibaf – abbiamo mandato e continueremo a mandare gli studenti in Erasmus, perché crediamo comunque che questo progetto sia fondamentale per crescere l’Europa del futuro e i futuri cittadini europei''. Un obiettivo da inseguire, specie in un momento in cui le fondamenta dell’Unione vengono scosse da questioni politiche e da attacchi terroristici.

L’Erasmus, dunque, come tappa formativa da un punto di vista accademico ma anche culturale: ''Tutte e tredici le ragazze morte su quell’autostrada – ha sottolineato Scarascia Mugnozza – erano bravissime. In questi giorni tragici ho avuto modo di conoscere i loro famigliari, così come quelli dei ragazzi feriti. Dai loro racconti emergeva la voglia di vivere, di studiare, di crescere. Perciò l’Erasmus deve andare avanti, magari anche allargarsi. E noi del mondo Universitario forse dovremmo impegnarci a seguire di più i ragazzi, per cercare di evitare che si verifichino altre disattenzioni, anche tragiche. Sarebbe bello che ciò che è successo rafforzasse l’idea di Europa''.

Lo zio di Elisa ha ricordato anche quanto la nipote fosse contenta a Barcellona, ''nella sua stanza disordinata con vista sul Policlinico, dove non vedeva l'ora di andare ogni giorno''.

''Elisa ora non è più solo la nostra ragazza – ha aggiunto il preside della facoltà di Medicina -, ma la ragazza d’Europa''.

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