ANNO 16 n° 275
Foto precedente
Foto successiva
Assessori e consiglieri provinciali Pdl in rivolta contro la candidatura Simeone
''Sosterremo il centrodestra ma non voteremo la lista imposta da Roma''
Meroi: ''I miei voti andranno a Paolo Bianchini, in corsa con Fratelli d'Italia''
Fraticelli: ''Pesanti ripercussioni anche sulle elezioni comunali di Viterbo''

VITERBO – (BM) ''Alla fine di questa tornata elettorale, la Provincia sarà l'unica istituzione locale guidata dal centrodestra''. Questa frase, scandita dall'assessore alla Cultura di Palazzo Gentili Giuseppe Fraticelli, compendia appieno il clima di avanzato stato di decomposizione in cui versa il Pdl viterbese, in rivolta per le candidature di Francesco Simeone e Daniele Sabatini alle regionali. Candidature decise a sorpresa da Roma, tagliando fuori tutti i nomi indicati dal territorio, tra i quali quello dello stesso Fraticelli. E proprio in Provincia è asserragliato il più consistente gruppo di resistenti: ne fanno parte il presidente Marcello Meroi e i componenti della giunta targati Pdl, Paolo Equitani e Giuseppe Fraticelli, nonché l'intero gruppo consiliare (Bruno Capitoni, Alessandro Cuzzoli, Roberto Staccini, Salvatore Serra, Fabio Bartolacci e Vincenzo Bruni).

La conclusione è stata conseguente: ''Tutti noi – ha detto Meroi in un'affollata conferenza stampa – sosterremo il centrodestra alle politiche e Francesco Storace alle regionali. Ma non voteremo i candidati imposti dal partito. Ci sono altri nomi in altre liste della coalizione, sui quali far convergere i nostri voti, uno dei quali, Paolo Bianchini (Fratelli d'Italia, ndr) è un membro di questa giunta. E Meroi, dopo aver precisato di parlare a titolo personale, ha annunciato che voterà proprio Bianchini. ''Una scelta – ha detto – sulla quale credo che troveremo una sintesi''. Come dire tutti i resistenti potrebbero votare Bianchini. Ma ha anche annunciato un'imminente resa dei conti con Simeone. ''Il partito – ha detto – ha stabilito che tutti i candidati debbono lasciare immediatamente gli incarichi amministrativi ricoperti. Mi aspetto quindi che Simeone presenti al più presto le dimissioni''. Alla domanda su cosa potrebbe accadere se non lo facesse, il presidente ha risposto: ''Le deleghe le assegno io. Quindi posso anche revocarle''.

La genesi dello strappo, ''che avrà pesantissime ripercussioni anche sulle elezioni comunali di fine maggio'', è stata ricostruita dallo stesso Meroi, da tempo in rotta di collisione con il partito, tanto che non ha più rinnovato l'iscrizione, nel corso di un’affollata conferenza stampa. ''Tutti gli esponenti del Pdl in giunta e in consiglio, compreso lo stesso Simeone – ha spiegato – avevano sottoscritto un documento con il quale chiedevamo che un rappresentate della Provincia, precisamente Fraticelli, fosse inserito in lista e il nostro capogruppo Capitoni nel listino di Storace. Una richiesta – ha sottolineato – motivato con l'esigenza di schierare personaggi che, in virtù del ruolo che svolgono, hanno un contatto diretto con i cittadini e il territorio. Al contrario del partito, da anni completamente scollegato dalla realtà sia a livello locale che nazionale''.

Secondo Meroi, però, hanno prevalso altre logiche. ''Nonostante il vicepresidente Equitani avesse accettato, per puro spirito di partito, di essere candidato al Senato in una posizione non certo agevole e la stessa scelta l'abbia fatta il consigliere Cuzzoli alla Camera, ieri sera, nonostante i nostri tentativi di mediazione, ci hanno servito Simeone e Sabatini. E’ abbastanza per farci dire che con questo Pdl non è possibile alcuna collaborazione''.

Dopo di lui, uno ad uno, tutti hanno girato il loro coltello nella piaga sanguinante. ''Ci riteniamo liberi di sostenere qualunque candidato di centrodestra alle regionali. Questo Pdl, che non si è ancora accorto di quanto il mondo sia cambiato, non può chiederci nulla. Ha tirato troppo e la corda si è rotta'' ha affermato Equitani. ''Di fronte a una situazione inaccettabile, determinata dai soliti patrinaggi romani, non avevamo altra scelta. Ma le loro logiche non prevarranno, perché noi rimarremo come presidio dei moderati di centrodestra sul territorio. E alla fine della tornata elettorale la Provincia sarà l'unica istituzione locale guidata dal centrodestra'' ha incalzato Fraticelli. Sulla stessa lunghezza d'onda gli interventi di Cuzzoli e Staccini. Bartolacci ha definito la situazione del Pdl come ''la caduta di un impero''.

Insomma, il caos. Un caos che rende verosimile il vaticinio di Fraticelli: a giugno ci sarà un solo ente guidato dal centrodestra nella Tuscia. La Provincia. Non sarà la fine del mondo, ma sicuramente potrebbe essere la fine di un'epoca.

Facebook Twitter Rss