ANNO 16 n° 273
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L'azienda sequestrata ai Corso a Canepina
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Al via processo ai fratelli Alberto e Augusto Corso

VITERBO - E' arrivato il giorno del giudizio per i fratelli Alberto e Augusto Corso, originari di Canepina, il primo residente a Vallerano, il secondo a Vignanello, accusati di aver riciclato oltre 600mila euro per conto della 'ndrangheta di Condofuri, paese della Magna Grecia famoso perché lì si parla ancora la lingua di Omero ma anche per essere pesantemente infestato dalla criminalità organizzata.

Domani mattina, davanti al tribunale di Reggio Calabria, inizierà, infatti, il processo a loro carico. Pesantissime le accuse contestate ai Corso e ad altri 19 indagati dalla Procura distrettuale antimafia reggina: partecipazione ad associazione di stampo mafioso, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita e altri reati minori.

I Corso furono arrestati all’alba del 6 maggio 2013 nell’ambito dell’operazione “El Dorato”, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo in collaborazione con i colleghi di Reggio Calabria. Fu l’epilogo di un’indagine complessa, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia calabrese, finalizzata a smantellare un vasto giro di denaro sporco che da Condofuri sarebbe arrivato nel Viterbese, in particolare a Graffignano e a Canepina, dove ha sede l’azienda dei Corso, per essere riciclato e rispedito al mittente “pulito”. Seicentomila euro in tutto che al netto del compenso spettante ai “lavatori”, veniva rispedito al mittente a rate mensili di 7.500, più un “bonus” di 50mila euro a ogni operazione.

A Graffignano, il referente della ‘ndrangheta sarebbe stato Domenico Nucera, 43 anni, da qualche tempo residente in provincia di Viterbo, titolare di alcune aziende di autotrasporto e movimento terra. A Canepina, invece, sarebbero stati i fratelli Corsi, in particolare Alberto che, stando all’accusa, sarebbe stato formalmente affiliato alla ‘ndrina di Gallicianò (frazione di Condofuri) il cui capobastone è Antonio Nucera, 59 anni, anch’egli arrestato nella medesima operazione.

A mettere in contatto Alberto Corso con il boss sarebbe stato Domenico Nucera. Quest’ultimo avrebbe conosciuto i fratelli di Canepina alcuni anni prima, quando una sua ditta fu incaricata di eseguire lo sbancamento per la realizzazione del capannone della Ortofrutticola Cimina, l’azienda dei Corso.

Poi iniziarono le difficoltà economiche che, a causa delle crisi, si andarono acuendo di mese in mese, tanto che i Corso decisero di rivolgersi all’“amico” Domenico Nucera per un aiuto. Quest’ultimo, a sua volta, li avrebbe accreditati al boss Antonio Nucera. E’ così che la loro azienda sarebbe diventata una delle “lavanderie” del denaro sporco della ‘ndrina di Gallicianò. Almeno secondo l’ipotesi accusatoria.

A comparire davanti al Tribunale di Reggio Calabria, domani mattina, saranno solo 4 dei 21 arrestati: i fratelli Corso, Bruno Nucera e Tommaso Mesiano. Gli altri 17 hanno invece chiesto il rito abbreviato. Nel corso dell’udienza preliminare a loro carico, il 10 luglio scorso, il sostituto procuratore antimafia Antonio De Bernardo ha chiesto 15 condanne, per oltre 100 anni di reclusione, e due assoluzioni. L’udienza è stata poi aggiornata al 18 settembre prossimo.

E’ probabile che anche il dibattimento a carico di Corso, domani mattina, si limiterà ai preliminari per essere subito rinviato a dopo la sosta estiva. E’ altresì probabile che, com’è già avvenuto per coloro che hanno chiesto il rito abbreviato, la Regione Calabria, la Provincia di Reggio e il Comune di Condofuri si costituiscano parte civile.

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