

VITERBO – Stanno rispondendo alle domande del magistrato i 16 arrestati nell'ambito dell'operazione ''El dorado'' rinchiusi nel carcere di Reggio Calabria. Al contrario dei loro presunti complici detenuti nel carcere di Viterbo, che si sono avvalsi delle facoltà di non rispondere al Gip durante l'interrogatorio di garanzia.
Ieri, il giudice Barillà, nell'aula bunker del capoluogo calabrese, ha ascoltato Antonino Casili, Demetrio Moscato, Antonio Nucera, Tommaso Mesiano, Carmelo Nucera e Domenico Foti, quest'ultimo già in carcere per altri reati. Secondo quanto si è appreso, avrebbero tutti negato sia di essere coinvolti nel giro di riciclaggio di denaro sporco tra Condofuri e il Viterbese sia di appartenere ai tre ''locali'' della ‘ndrangheta operative a a Condofuri Marina, nella frazione San Carlo e a Gallicianò, la cui esistenza è stata invece accertata dai carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo, nel corso delle indagini coordinate dalla Dda di Reggio Calabria.
Alla ''locale'' di Gallicianò, secondo l'accusa, sarebbe stato affiliato Alberto Corso originario di Canepina ma residente a Vallerano, arrestato insieme al fratello Augusto dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale reggino.
Intanto, si è appreso che l'operazione ''El dorado'', che ha portato in carcere complessivamente 22 persone, 6 delle quali residenti nel Viterbese, è la prosecuzione di un'altra indagine, denominata ''Konta Korion'', che il 15 aprile 2010 portò all'arresto di 26 persone, affiliate al clan della 'ndrangheta dei Rodà-Casili, accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento, detenzione e porto abusivo di armi e munizioni, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.
Al termine di una complessa attività investigativa, svolta in parallelo dal commissariato di Condofuri e dai carabinieri di Melito, fu accertata l'esistenza di una ''locale'' della ‘'ndrangheta attiva a Condofuri, articolata in una struttura gerarchica fondata sulla suddivisione dei ruoli e compiti. Gli affiliati avevano anche un'ampia disponibilità di armi.
L'organizzazione criminale manteneva solidi rapporti con altre consorterie della provincia reggina. In particolare con quelle facenti capo alle 'ndrine Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo, Maesano-Pangallo-Zavettieri di Roccaforte del Grego, Paviglianiti di San Lorenzo, Vadalà e Talia di Bova Marina.
Fu proprio nel corso di quell'indagine che gli investigatori individuarono un tenue filo che metteva in collegamento la 'ndrina di Condofuri con il Viterbese, in particolare con il gruppo dei Nucera, da anni residenti a Graffignano e, attraverso questi ultimi, con Alberto Corso. Due nomi, i Nucera e i Corso, che la Dda e i carabinieri di Viterbo tenevano sotto stretto controllo fin dall'anno precedente, perché sospettati di essere il terminale di un giro di riciclaggio di denaro sporco.
Partirono così ulteriori accertamenti, durati circa 3 anni, che hanno trasformato quel tenue filo in indizi di colpevolezza tali da far scattare gli arresti.
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