

REGGIO CALABRIA - Quindici condanna per oltre 100 anni di carcere sono stati chiesti dal procuratore antimafia Antonio De Bernardo al Gup di Reggio Calabria Adriana Trapani nei confronti di 17 esponenti della 'ndrangheta di Gallicianò, arrestati nell'ambito dell'Operazione El Dorado, per i quali è iniziato ieri il processo con il rito abbreviato. Sono tutti accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, riciclaggio aggravato dalle modalità mafiose e detenzione illegale di armi.
Nel dettaglio, il rappresentante dell'accusa ha chiesto
14 anni di carcere per Giuseppe Nucera, calabrese, arrestato a Graffignano, dove risiedeva e da dove, secondo gli investigatori, curava gli affari della 'ndrangheta nel Viterbese e non solo.
La pena più severa, 18 anni di reclusione, sono stati chiesti per Antonio Nucera, 10 per Antonio Nucera, 8 per Antonino Casili, Diego Nucera, Pietro Rodà e Girolamo Zindato. E ancora, 6 anni di reclusione sono stati chiesti per Carmelo Nucera, Carmelo Nucera, Francesco Nucera, Raffaele Nucera e Raffaele Nucera. Inoltre, il Pm ha chiesto 5 anni di reclusione e 10 mila euro di multa per Domenico Foti e Concetto Manti. Due le richieste di assoluzione, per Roberto Raso e Domenico Vitale. Dopo le richieste del rappresentante dell'accusa, il processo è stato aggiornato al 18 settembre, quando inizieranno i primi interventi dei difensori.
Nel corso del blitz, il 6 maggio 2013, finirono in manette 22 persone, 6 delle quali residenti in provincia di Viterbo. Tra gli altri, furono arrestati i fratelli Alberto e Augusto Corso, il primo residente a Vallerano e il secondo a Canepina. Questi ultimi, però, sono ancora in attesa di giudizio, in quanto saranno processati con il rito ordinario, insieme ad altri 2 imputati. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 15 luglio davanti al tribunale collegiale di Reggio Calabria.
Alberto Corso, in particolare, è accusato di essere affiliato a tutti gli effetti alla 'ndrina di
Gallicianò, i cui boss sarebbero Antonio e Giuseppe Nucera. Secondo gli inquirenti i Corso avrebbero contribuito a riciclare almeno 600mila per conto della 'nadrangheta attraverso le loro società: Ortofrutta Cimina (Canepina), OrtFruit International (Canepina), Cimina Immobiliare (Canepina) e Trasporti Centro Italia (Attigliano).
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