

VITERBO - Avevano messo in piedi un'organizzazione collaudatissima, ''specializzata'' nel procurare case popolari da occupare abusivamente in cambio di soldi. Per ogni alloggio procurato, quasi sempre a famiglie rimaste senzatetto o ad immigrati, intascavano tangenti variabili da 1500 a 3mila euro.
Il 'sodalizio criminoso', così è stato definito dagli inquirenti, durava da circa 5 anni ed è stato smantellato definitivamente questa mattina nel corso di un'operazione congiunta dei comandi provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, denominata 'ìCasa dolce casaì', con l'arresto di un funzionario dell'Ater di Viterbo, Antonio Iezzi, 56 anni, residente a Capranica, paese nel quale ricopre tuttora il ruolo di assessore comunale agli affari generali e dove è candidato consigliere comunale alle amministrative del 6-7 maggio prossimo in una lista civica di centrosinistra.
Sarebbe stato lui, approfittando del ruolo nell'Ater, a individuare gli alloggi che tornavano liberi nei vari paesi della provincia e a segnalarli a suoi complici. Inoltre, avrebbe provveduto a 'sistemare' i documenti, in modo tale che le occupazioni non venissero scoperte. E' accusato di associazione a delinquere e concussione.
Il suo principale partner era il segretario del sindacato inquilini Sicet, Ugo Vizzini, 60 anni, viterbese, che aveva il compito di ''agganciare'' le famiglie che si rivolgevano a lui per ottenere una casa popolare, alle quali proponeva di occuparle abusivamente ottenendo in cambio somme di denaro che poi ripartiva gli altri. Il sindacalista è stato arrestato il 21 marzo scorso in flagranza di reato, mentre intascava da una donna extracomunitaria 700 euro. Attualmente gli sono stati concessi i domiciliari.
Infine, il ''manovale'', Cesare Cataldi, un giovane di 23 anni, che aveva il ruolo sia di reperire persone interessate ad occupare gli alloggi che di forzare le porte d'ingresso per farli entrare. Anche lui era stato arrestato il 29 febbraio scorso scorso in flagranza di reato. Attualmente è sottoposto all'obbligo di firma.
L'indagine, coordinata dal Pm Paola Conti, era iniziata nel febbraio 2012, a seguito della denuncia presentata alla Guardia di Finanza da una donna che aveva ricevuto una richiesta di denaro per ottenere una casa popolare. L'extracomunitaria, d'accordo con le forze dell'ordine, finse di accettare l'offerta e consegnò la somma pattuita al segretario del Sicet, che fu arrestato in flagranza di reato.
E' stato anche accertato che i tre si facevano pagare le somme pattuite in due rate: la prima al momento dell'accordo, la seconda a occupazione avvenuta. Si stima che il giro d'affari dell'organizzazione fosse superiore a 50mila euro.
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