ANNO 16 n° 272
Egidi vuole il bis Pd: ''Crescere e governare''
Uscente, si ripresenta da favorito al congresso provinciale di novembre
12/10/2013 - 17:00

VITERBO – Dice che no, lui non è il candidato dell’apparato, o meglio il candidato di Fioroni e Sposetti. “Avverto questa sottile ironia in giro, e credo che crescerà pure nelle prossime settimane, fino al congresso. Ma non è vero: io sono il candidato di questo gruppo dirigente, e questo gruppo dirigente non ha padroni. Fiorioni e Sposetti non sono neanche stati eletti qui, semmai, i nostri referenti sono i due deputati, Mazzoli e Terrosi, e il consigliere regionale Panunzi, con le sue 15mila preferenze. Il tentativo di creare fantasmi mi lascia comunque dormire tranquillo”. Andrea Egidi, segretario provinciale uscente e ricandidato del Pd, fa un gesto con la mano, quasi ad abbracciare tutti gli altri intorno a lui. Che in effetti, per essere giovani, lo sono: Simone Margottini e Manuela Benedetti, Alessandra Troncarelli e Aldo Moneta, Elisabetta Bronzetti e Carlo Mancini, Cinzia Boni. Manca qualcuno, tra influenze, lutti e impegni precedentemente presi (Emanuele Trevi, da Vetralla, scrive una lettera). Ma che siano sufficienti queste parole e queste facce a far passare il messaggio che dietro a Egidi non ci sia anche il doppio zampino dei diarchi del Pd provinciale, be’, sarà difficile.

Sicuramente più difficile che vincere il congresso provinciale del 6 novembre, cronaca di un successo annunciato – scongiuri comunque ben accetti – sull’unico altro candidato, il renziano Alessio Trani. Sia per questioni di tessere, visto che votano solo gli iscritti, sia perché i seguaci del sindaco di Firenze, da queste parti, hanno già messo le mani avanti, considerando l’appuntamento come un modo per contarsi, vedersi, organizzarsi. Ciò che non toglie che nelle parole e nei fatti si respiri molto fair play tra le fazioni, con lo stesso Egidi che pronostica: “Sono sicuro che tra quelli che voteranno me nella Tuscia, ci saranno molti che poi voteranno Renzi, anche se proveremo a presentarci con un candidato il più possibile unitario a livello nazionale”.

Bene. Ma dove nasce la ricandidatura egidiana? Intanto, dalle macerie dell’ultimo congresso, nel 2010, con il Pd spaccato e le polemiche: “Dopo abbiamo iniziato a lavorare duramente, spesso sotto traccia, per unire, per ripartire – spiega – E’ stato un processo andato in porto con l’elezione di Gasbarra a segretario regionale. I risultati sono stati significati, a partire dallo straordinario successo alle comunali di Viterbo, ma penso anche alla riconquista di Caprarola, Montefiascone, Valentano e Bassano Romano. Anche i momenti difficili, le sconfitte, sono servite da lezione: penso a quella di Soriano, e meglio a quella di Montalto, che ci ha consentito di azzerare tutto e di ripartire da un circolo giovane e attivo, che potrà portarci dei risultati in futuro. Ci sono questi giovani, insieme a me, ma ci sono anche tanti meno giovani che si sono impegnati e si stanno impegnando per promuovere l’attività. La richiesta di ripresentarmi è arrivata da loro, e l’ho accettata volontieri, anche se dopo tre anni in questo ruolo avrei potuto anche fare altro”. Ma allora, quali saranno le sfide da cavalcare in un’eventuale (quanto probabile) rielezione? Egidi va giù sicuro: “Ce ne poniamo due. La prima, è quella di far fare il definitivo salto di qualità alla nostra giovane classe di dirigenti. Li dobbiamo mettere nelle condizioni di affermarsi completamente, altrimenti staremmo qui solo a fare burocrazia. Il secondo obiettivo è squisitamente di governo: non possiamo più nasconderci, è il momento di fare, di ragionare in termini di sviluppo. Il contesto sembra aprirsi, penso a Viterbo, con la Regione che ha appena sbloccato la vicenda delle terme. Al servizio idrico, e alla questione arsenico, che sembra sul punto di svolta sempre grazie alla Pisana. Sulla sanità, mi pare che il confronto sul nuovo atto aziendale sia stato proficuo. Coi sindaci il rapporto è positivo, anche se dobbiamo ancora chiarire la questione dell’ospedale di Acquapendente e le possibili soluzioni per quella zona. In sostanza, mettiamo a disposizione i nostri amministratori per un progetto di sviluppon concreto e condiviso: perché la Tuscia è omogenea, e può essere una terra di ricchezza, ma a patto che vada unita al confronto, faccia massa di manovra. Da soli, separati, non si va da nessuna parte”.

Primo appuntamento ufficiale il 17 ottobre prossimo, il sala Regia, con l'europedutato Roberto Gualtieri: 'Parleremo di Europa, perché mi sento parte della prima generazione di cittadini europei a tutti gli effetti''.

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