

La vite accompagna l’agricoltura mediterranea da millenni, ma non tutta l’uva ha avuto come destinazione il torchio. Il consumo fresco è probabilmente tra gli impieghi più antichi del frutto e già gli autori romani distinguevano le varietà adatte alla tavola da quelle destinate alla vinificazione. Columella, nel De re rustica, descrive dodici uve da mensa, classificandole anche per epoca di maturazione, colore e forma dell’acino. Una selezione varietale ante litteram, basata su caratteri che ancora oggi interessano produttori e consumatori.

L’uva da tavola moderna appartiene prevalentemente alla specie Vitis vinifera e ha seguito una strada agronomica sempre più specializzata. In Italia la produzione si concentra soprattutto in Puglia e Sicilia, dove clima, disponibilità di luce e lunga stagione vegetativa consentono di ottenere grappoli con caratteristiche merceologiche elevate e di ampliare notevolmente il calendario di raccolta.
Uno dei sistemi più riconoscibili è il tendone, molto diffuso nel Mezzogiorno. La struttura separa la vegetazione dalla zona produttiva: le foglie intercettano la luce nella parte superiore, mentre i grappoli rimangono al di sotto, maggiormente protetti dall’irraggiamento diretto. Sopra il vigneto possono essere installate coperture plastiche che, secondo epoca e modalità di impiego, permettono di anticipare o ritardare la maturazione e proteggere il prodotto dalle precipitazioni.
Produrre uva da tavola significa però lavorare sul singolo grappolo. Potatura, gestione della chioma, irrigazione, nutrizione e diradamento devono mantenere un equilibrio tra quantità prodotta e qualità. Gli acini devono raggiungere dimensioni adeguate, colorazione uniforme, buona consistenza e il corretto rapporto tra zuccheri e acidità. Anche il rachide conta: un grappolo perfetto con un raspo disidratato perde rapidamente valore commerciale.
La selezione varietale ha modificato profondamente il banco dell’ortofrutta. Accanto a nomi storici come Italia, Victoria, Red Globe, Regina o Michele Palieri sono aumentate le cultivar apirene, cioè prive di semi percepibili. Il miglioramento genetico oggi ricerca croccantezza, colore, aroma, conservabilità, adattamento climatico e resistenza alle avversità. Anche la ricerca italiana è tornata a investire con decisione in questo settore, sviluppando nuove selezioni nazionali.
Al momento dell’acquisto conviene osservare il grappolo nel suo insieme. Gli acini devono essere sodi, ben aderenti al pedicello e privi di spaccature o ammaccature; il rachide verde e ancora elastico è un buon indicatore di freschezza. La sottile patina opaca presente sulla buccia, la pruina, è naturale e la sua integrità indica che il frutto è stato poco manipolato.
A casa l’uva va conservata in frigorifero senza lavarla preventivamente: l’acqua residua può favorire il deterioramento. Meglio lavare soltanto la quantità destinata al consumo.
Notizie correlate