ANNO 16 n° 272
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La conferenza stampa dell'operazione Mamuthones
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Sgominata banda che ha messo in ginocchio la bassa Tuscia

di Flavia Ludovisi

VITERBO – Oltre centocinquanta militari del comando provinciale di Viterbo, con l’ausilio di due unità cinolfile e un elicottero del Nucleo di Pratica di Mare, hanno eseguito all’alba di oggi quattordici ordinanze di custodia cautelare in carcere e altrettante perquisizioni domiciliari tra Viterbo e Roma smantellando così un sodalizio criminale sardo che operava nella bassa Tuscia.

Dei quattordici arrestati nove sono di origine sarda, due residenti nella Tuscia e due romani. Tutti pluripregiudicati, svolgevano attività di agricoltura e pastorizia e dovranno ora rispondere dell’accusa di furti, danneggiamenti, incendi dolosi di aziende agricole e di auto, rapine, traffico di droga, ricettazione e possesso di armi clandestine. I colpi sono stati messi a segno nei territori di Bassano Romano, Castel Sant’Elia, Ronciglione, Nepi e Monterosi.

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L’operazione, denominata Mamuthones proprio per indicare la provenienza sarda dei componenti della banda, ha preso avvio un anno fa, a seguito di incendi appiccati in diverse aziende agricole dislocate nelle zone di Nepi, Sutri e Ronciglione. Incendi che sembravano fortuiti ma che si sono rivelati poi dolosi: lo scopo era costringere gli imprenditori a soddisfare le richieste del gruppo. Richieste non di denaro, piuttosto di fare qualcosa che andasse a loro vantaggio, come l’assunzione dei loro protetti all’interno delle stesse aziende. Da qui è partita l’indagine investigativa da parte della Compagnia di Ronciglione che nel giro di un anno ha consegnato alla giustizia tutti i componenti del sodalizio. Gli inquirenti hanno riscontrato corrispondenze anche con altri casi che sembravano essere destinati all’archiviazione, come la rapina e il sequestro di persona messi a segno a marzo scorso in una villa di Sutri dai membri della banda In quella circostanza i carabinieri riuscirono ad arrestare solo uno dei malviventi che poi si suicidò in carcere.

Ma erano soprattutto le aziende agricole a finire nel mirino della banda. Non solo incendi ma anche furti, tredici in totale, dai mezzi agli strumenti più specifici, tanto che nell’ambito dell’indagine sono stati sequestrati due autocarri rubati e modificati per mettere a segno furti di bestiame e un trattore agricolo. Anche le auto e gli esercizi commerciali venivano dati alle fiamme, come un locale di Mazzano Romano incendiato per ritorsione. Ed è emersa anche un’attività parallela dedita allo spaccio di stupefacenti tra la provincia di Viterbo e Roma legata al sodalizio. Sempre alle prime luci dell’alba di oggi, a seguito di una perquisizione in zona Torre Angela, a Roma, è finito in manette un 40enne romano. I militari hanno trovato e posto sotto sequestro un chilo e duecento grammi di hashish e cocaina.

Una banda vera e propria dove ognuno aveva un ruolo preciso e rispondeva agli ordini di tre ''capi'' posti al vertice del gruppo. ''Con questa operazione – ha detto stamani in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri Mauro Conte- abbiamo liberato gran parte della bassa Tuscia da una morsa criminale. Le vittime dei furti e degli altri reati vivevano in uno stato di forte soggezione nei confronti dei membri del gruppo che, in diversi casi, pur di ottenere i loro scopi, procedevano con atti persecutori e stalking contro chi si opponeva alle loro richieste''.

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