ANNO 16 n° 272
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Gli arrestati
Operazione Mamuthones, inquirenti a caccia di ulteriori riscontri
Le difese intanto preparano il Riesame

VITERBO – Operazione Mamuthones: si lavora a tamburo battente. E su due fronti: da un lato ci sono gli organi inquirenti e, dall'altro, gli avvocati dei tredici indagati finiti dietro le sbarre del carcere Mammagialla all'alba di lunedì scorso, quando è scattato il blitz dell'Arma.

Gli arrestati, in particolare, sono accusati a vario titolo di furto, danneggiamento, incendio doloso, traffico di droga, ricettazione, possesso di armi clandestine.

Tutti gli indagati – diedi sardi, due viterbesi ed un romano – sono ristretti nel penitenziario viterbese ma, per gli avvocati, ogni posizione è diversa. Le più pesanti, dal punto di vista giudiziario, sono sicuramente quelle dei fratelli Medde e Mulas; le altre sarebbero invece più marginali. Questo il motivo per cui i legali punterebbero al Riesame: ottenere la scarcerazione dei loro assistiti o, in subordine, la detenzione domiciliare.

E, in questi giorni, stanno analizzando le 190 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Franca Marinelli per presentare ricorso di Riesame al Tribunale della Libertà di Roma.

Gli organi inquirenti, nel frattempo, non se ne stanno con le mani in mano, anzi: pare che siano in corso ulteriori accertamenti finalizzati a cristallizzare le presunte fonti di prova acquisite per rendere ancora più solido il quadro accusatorio.

Si attende, infine, il responso del medico legale che, su disposizione del gip, aveva svolto accertamenti medici sui tre arrestati che, tramite i rispettivi legali avevano fatto istanza di scarcerazione per motivi di salute.

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