ANNO 16 n° 276
Lo zio di Matias: ''Ho fatto una cavolata''
L'uomo, dopo l'irruzione al pronto soccorso, č stato denunciato per porto abusivo d'arma da taglio

VITERBO - Sarebbe stata dettata più dalla disperazione che dalla reale sete di vendetta, l'irruzione domenica mattina nel pronto soccorso di Belcolle da parte dello zio di Matias, il bambino ucciso martedì scorso in casa. L'uomo armato di coltello, in stato di choc, si è introdotto in ospedale per cercare Mirko Tomkov, il papà di Matias accusato dell'omicidio. 'Ditemi dov'è Mirko perché voglio ammazzarlo'' avrebbe detto prima di essere bloccato dal personale dell'ospedale e successivamente dai carabinieri che gli hanno tolto e sequestrato il coltello. L'uomo è stato poi sedato e ricoverato a Belcolle. 

Per lui è scattata una denuncia per porto abusivo di arma da taglio. Secondo quanto riferisce il Messaggero online edizione di Viterbo, lo zio al suo risveglio in ospedale avrebbe detto di aver fatto 'una cavolata'. Sempre secondo quanto riporta il quotidiano romano, lo zio di Matias non ricorda ciò che è accaduto domenica. ''Non mi ricordo molto, so che Mirko non l'ho trovato'', avrebbe detto.

Lo zio è lo stesso che martedì aveva invitato a casa Matias ma il bambino aveva voluto tornare a casa perché la mamma gli aveva lasciato il pranzo pronto. La casa dove di lì a poco avrebbe trovato la morte.

E ieri, prima della partita di calcio, tra i piccoli della Flaminia Civita Castellana e del Nepi è stato ricordato Matias. I bambini di 12 anni, su input del tecnico Ovidio De Benedetti, si sono stretti silenziosamente in un abbraccio in attesa del fischio di inizio. Un gesto simbolico in ricordo di un bambino che, come racconta chi lo ha conosciuto, era appassionato del pallone e seguiva la serie A.

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