

VITERBO – Mentre Alina Mihaela Niturad, romena di ventitre anni e madre di un bambino di cinque, è stata scarcerata e posta agli arresti domiciliari, si attende il pronunciamento del tribunale del Riesame per i fratelli Michel e Django Barberio, e la compagna di quest’ultimo, Janina Vasilescu.
I quattro erano finiti in carcere all’alba del 28 maggio scorso insieme ad altre trentasette persone nell’ambito dell’operazione “Drago”, condotta dai carabinieri facenti capo al colonnello Gianluca dell’Agnello. I quaranta indagati devono rispondere, a vario titolo, di spaccio, estorsione, furto, rapina aggravata, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale.
A capo del sodalizio criminale, ramificato in mezza provincia e con tentacoli in Umbria, Emilia Romagna, fino in Lombardia, per gli inquirenti ci sarebbero i fratelli Barberio e, in particolare, Michel, tatuatore di professione.
In sede di interrogatorio di garanzia, tuttavia, aveva respinto tutte le accuse a suo carico. “Ho l’impressione che la situazione sia stata ingigantita: il mio assistito faceva uso personale di droga ma non la cedeva a terze persone”, aveva fatto sapere l’avvocato Giorgio Pellegrino che, in merito agli episodi estorsivi contestati, si era detto convinto che fossero stati “travisati”. Barberio è alto un metro e ottantacinque per novanta chili di peso: incuterebbe timore anche se nel chiedere una sigaretta”. Per lui il legale ha fatto ricorso al tribunale della libertà di Roma che, con ogni probabilità, si pronuncerà entro la prossima settimana.
Stessa sorte per Django e la Vasilescu, per i quali l’avvocato Giovanni Ranucci ha chiesto la scarcerazione. “Siamo in attesa che il Riesame fissi la data dell’udienza”, ha confermato il legale.