ANNO 16 n° 98
Operazione Drago,
parola al Riesame
Nessun istanza per presunto boss
26/06/2012 - 04:00

VITERBO – Qualcuno ha già ottenuto la concessione della detenzione domiciliare; qualcun altro l’obbligo di firma. Stanno lavorando a tamburo battente le difese degli indagati dell’inchiesta Drago; la stessa che, all’alba del 28 maggio scorso, aveva fatto scattare le manette ai polsi di ben quaranta persone, accusate a vario titolo di spaccio, estorsione, furto, rapina aggravata, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale.

Per alcuni il Tribunale della Libertà di Roma si è già pronunciato, per altri, invece, deve ancora fissare l’udienza. Rientrano nel secondo caso Django Barberio e la convivente Janina Vasilescu, rinchiusi rispettivamente nel carcere Mammagialla e nella casa circondariale di Civitavecchia. Per entrambi l’avvocato Giovanni Ranucci aveva presentato istanza al Riesame chiedendo una misura detentiva più leggera, ma i giudici capitolini devono ancora pronunciarsi.

Avevano invece accolto in breve tempo l’istanza presentata a suo tempo dall’avvocato Giorgio Pellegrino per Alina Mihaela Niturad, la romena di ventitre anni fidanzata del presunto boss del sodalizio criminale sgominato dagli uomini dell’Arma facenti capo al colonnello Gianluca Dell’Agnello. Alla giovane, madre di un bambino di cinque anni, erano stati concessi i domiciliari.

La stessa misura restrittiva è stata ottenuta dal caporal maggiore dell’Esercito, difeso dall’avvocato di Civitavecchia Simone Maria Fazio. L’indagato, in particolare, era rinchiuso nel carcere di Santa Maria Vetere fino alla scorsa settimana, quando il Riesame ha disposto a suo carico la misura detentiva più leggera dei domiciliari, su accoglimento della richiesta del legale.

Obbligo di firma, invece, per un giovane viterbese difeso dall’avvocato Remigio Sicilia. “Il ruolo del mio assistito era marginale, per questo abbiamo ottenuto la revoca dei domiciliari”.

Diversa la posizione di Michel Barberio (fratello minore di Django e compagno della Niturad), ristretto nel penitenziario viterbese. “Non ho presentato alcuna istanza”, ha affermato l’avvocato Pellegrino raggiunto telefonicamente nel pomeriggio di ieri.

Ricordiamo che Barberio, tatuatore di professione e considerato dagli inquirenti a capo dell’organizzazione, aveva respinto ogni addebito in sede di interrogatorio di garanzia. “Ho l’impressione che la situazione sia stata ingigantita: il mio assistito faceva uso personale di droga ma non la cedeva a terze persone”, aveva spiegato il legale che, in merito agli episodi estorsivi contestati, si era detto convinto che fossero stati “travisati”. “Barberio è alto un metro e ottantacinque per novanta chili di peso: incuterebbe timore anche se nel chiedere una sigaretta”.

L’avvocato Pellegrino, sulle prime, si era in realtà mostrato piuttosto intenzionato a fare ricorso: evidentemente dopo aver studiato le carte più fondo ha escluso la via del Riesame. “Attendiamo la conclusione delle indagini preliminari – ha detto - poi valuteremo la migliore strategia difensiva”.

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