ANNO 16 n° 98
Maxiblitz contro usura e droga: smantellata organizzazione criminale
Quaranta le persone arrestate e oltre cento le perquisizioni eseguite
28/05/2012 - 14:37

di Alessia Serangeli

VITERBO – Quaranta ordinanze di custodia cautelare; centododici perquisizioni domiciliari; sei denunce in stato di libertà. Due piante di canapa indica, sessantacinque grammi di stupefacente e quattordici confezioni di farmaci dopanti sotto sequestro. Un blitz, scattato alle prime luci dell’alba, che ha impegnato quattrocento carabinieri dei Comandi provinciali di Viterbo, Roma, Terni, Perugia, Cremona e Piacenza.

Questi i numeri della brillante operazione con cui gli uomini dell’Arma hanno decapitato un sodalizio criminale ramificato in mezza Tuscia, con tentacoli in Umbria, Emilia Romagna, fino in Lombardia; e con le mani in pasta in molteplici attività illecite: dallo spaccio all’estorsione, all’usura; dal furto aggravato alla rapina, al sequestro di persona. Fino allo sfruttamento della prostituzione, alla violenza sessuale e al traffico di anabolizzanti.

L’avvio delle indagini. “E’ la più vasta operazione mai condotta in provincia di Viterbo contro la criminalità”. Così è stata definita, in sede di conferenza stampa, dal colonnello Gianluca Dell’Agnello, che ha speso parole di elogio nei confronti dei suoi uomini e, in particolare, del maresciallo Paolo Lonero per il “felice intuito investigativo”.

Perché è proprio da un episodio verificatosi il 17 gennaio 2011 a Soriano nel Cimino che scaturisce l’inchiesta, denominata “Drago” dal nome del romeno che crivellò di colpi d’arma da fuoco una Bmw 320, di proprietà di due fratelli pregiudicati del posto, M.B. e D.B., proprietario di un negozio di tatoo il primo, disoccupato il secondo.

“L’attentatore - ha spiegato il capitano Raffaele Gesmundo, comandante della Compagnia capoluogo – agì per farli desistere dal pretendere il saldo di una grossa partita di cocaina mai pagata”. Dalla sparatoria di quella notte, le indagini degli uomini di Lonero erano proseguite a tamburo battente fino alla scoperta di un’articolata organizzazione criminosa con a capo i due fratelli che, da vittime, si ergono a veri e propri dei ex machina di un business impressionante.

Il modus operandi del sodalizio. I due fratelli e i trafficanti ad essi facenti capo finanziavano l’acquisto della droga tramite altri canali, quali il racket, l’estorsione e lo spaccio di anabolizzanti e testosterone in tre palestre (di Soriano, Viterbo e Vallerano) da loro stessi frequentate.

“Sostanze pericolose che assumevano per primi allo scopo di aumentare la muscolatura e intimorire le vittime”, ha detto Gesmundo, che ha aggiunto: “Per incutere maggiore timore molto spesso fingevano un accento campano e inseguivano i malcapitati fin sotto casa”.

Tra questi, un imprenditore di Narni gestore di un albergo a Viterbo, cui i “nostri” chiesero la restituzione di un prestito con un tasso di interesse usurario del 10 per cento mensile. “Dopo averlo picchiato lo costrinsero a firmare una liberatoria che gli avrebbe garantito la gestione dell’attività”, ha detto il comandante della stazione di Soriano Lonero.

Il secondo giro di affari finalizzato all’acquisto della droga (cocaina soprattutto, ma anche hashish e marijuana) era la ricettazione di materiale provento di furti e rapine ai danni di esercizi commerciali, cantieri edili e abitazioni. Poi c’era lo sfruttamento della prostituzione.

“Uno dei due fratelli (quello disoccupato, ndr) insieme alla fidanzata avevano costretto una romena a prostituirsi gratuitamente tra Roma e Viterbo. In un’occasione in cui la poveretta si era ribellata agli ordini degli aguzzini, lui l’aveva picchiata e violentata davanti alla sua compagna”, ha detto il capitano Giovanni Martufi, comandante del Nucleo investigativo.

La base logistica. Ad Orte, nel vecchio negozio di tatuaggi di M.B. (recentemente si era trasferito in via della Palazzina). E’ qui che la droga veniva tagliata e suddivisa in dosi, anche se in una circostanza i due fratelli l’avevano portata fino a casa.

Poi, avvisati di aver visto “Lonero e i suoi uomini in giro” (la frase si evince dalle intercettazioni telefoniche e ambientali), se ne erano sbarazzati: l’avevano occultata nei pressi del loro appartamento non sapendo di essere attenzionati da carabinieri in borghese che, infatti, l’avrebbero prelevata. Quando i due erano scesi, della bustina contenente coca non c’era più traccia. (E si erano rosi un sacco. “Che diavolo di fine ha fatto?”, commentavano con ben altro gergo tra le pareti di casa non sapendo di essere ascoltati).

La conclusione delle indagini e il blitz. Le quaranta ordinanze di custodia cautelare avanzate dal sostituto Stefano D’Arma, titolare del fascicolo, sono state emesse sabato mattina dal giudice per le indagini preliminari Franca Marinelli; la stessa che, adesso, sottoporrà a interrogatorio di garanzia tutti gli indagati.

Le ordinanze, come accennato all’inizio, sono state eseguite all’alba di oggi, insieme alle centododici perquisizioni (ce ne sono diverse ancora in corso d’opera), nel corso delle quali sono state denunciate sei persone e sequestrati quasi cento grammi di droga (tra cocaina, hashish, marijuana, piante di canapa indica e semi), anabolizzanti, bilancini di precisione e materiale per il confezionamento dello stupefacente.

Dei quaranta arresti (di cui dieci domiciliari) quattro sono stati fatti a Viterbo, tre fra l’Umbria, l’Emilia e la Lombardia; otto a Terni; venticinque tra Soriano, Vignanello, Corchiano, Vallerano e Civita Castellana.

“Durante le indagini – ha detto in conclusione il maresciallo Lonero – sono stati eseguiti altri sette arresti e sequestrati oltre duecento grammi di droga”.

 

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