

di Domenico Savino
VITERBO – “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore…” cantava Francesco De Gregori ne “La leva calcistica della classe ’68”. Quella paura che non ha avuto neanche la Viterbese quando si è giocata l’accesso ai quarti di finale di play off in serie D nella lotteria dei tiri dal dischetto. Quegli undici metri che dividevano dalla prosecuzione del sogno sembravano un eternità. E sapevano anche un po’ di beffa dopo che l’Arezzo aveva trovato il pareggio agli sgoccioli della partita (guarda caso su rigore). In quei momenti bisogna avere la testa sgombra, perché le gambe tremano e l’acido lattico tocca l’ultima cima dei capelli. Bisogna avere coraggio ed essere freddi.
C’è tutta una casistica che nel calcio si racconta sui calci di rigore: rincorsa breve o lunga, guardare o meno il portiere. Ai più grandi campioni le gambe tremavano così tanto che rifiutavano il tiro dal dischetto. Beh tutto questo non è successo al Rocchi. La Viterbese ha dimostrato di essere più forte anche della paura e della pressione psicologica che tutto da un momento all’altro può finire.
Merito di una squadra quadrata, mai doma, così abituata a contrastare le avversità che neanche i rigori potevano mettere pensiero. E infatti i gialloblu sono stai perfetti, quattro su quattro e boato liberatorio, corsa sotto la curva, per un altro pomeriggio canti, balli, abbracci e pacche sulle spalle. Alle pendici dei monti Cimini si sta facendo l’abitudine ad un calcio diverso: meno patinato, più semplice in cui il gruppo è l’essenza. La Viterbese si è riscoperta squadra nel momento del bisogno e nel trasformarsi in “comunità” (come ama ripetere il vice presidente Donsanti) ha trascinato tutta la città.
Erano anni che il Rocchi non si popolava in maniera massiccia. Per strada, nei bar, tra gli amici addirittura con la fidanzata, la Viterbese è tornata argomento quotidiano. Si sente mormorare: “Vado allo stadio e partecipo alla colletta, così quei soldi vanno alla squadra”. Il messaggio è passato: la Viterbese è tornata patrimonio di tutti. Ecco perché quei rigori non hanno fatto paura è ai giocatori, né alla gente. Chi si è impaurito è stato l’Arezzo che la pressione non l’ha retta e si è arreso all’onda gialloblu che sta come il mare sta travolgendo tutto ciò che trova davanti.
Tuttavia la Viterbese resta comunque aggrappata ai risultati: solo quelli possono garantire un futuro. Al Rocchi c’erano diversi personaggi che non sono passati inosservati: da Deodati a Arcipreti, dall’ex tecnico Carmelo Bagnato ad alcuni emissari di Mezzaroma. Il fenomeno gialloblu sta travalicando la Tuscia. Di Angelino core d’oro si sa tutto: il suo impegno è vincolato, poi si continua a vociferare del possibile acquisto del titolo sportivo dello Sporting Terni. Tutte situazioni che possono trovare soluzione tra qualche tempo.
Per una volta a Viterbo si vuole parlare di calcio e già è iniziata la preparazione della prossima sfida. Al Rocchi arriva la Virtus Castelfranco, la prima squadra di un altro girone che la Viterbese affronta. Anche un modo per confrontarsi con altre realtà: evitate le corazzate del sud. Resta la consapevolezza che i gialloblu possono lottare ad armi pari con chiunque: anche se non è da quei particolari che si giudica un calciatore, non hanno neanche paura di tirare i calci di rigore.
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