ANNO 16 n° 273
Provincia. Mezza Udc impallina Bigiotti
Galli e Meraviglia si astengono: per un voto salta l'elezione del presidente
22/10/2013 - 16:28

VITERBO – Un voto, sporco e maledettissimo, e Francesco Bigiotti non riesce a conquistare la poltrona di presidente del consiglio provinciale. Quella che gli spettava secondo gli accordi di questa estate, dopo la crisi e il rimpasto. Quattro mesi di rinvii e traccheggiamenti per portare la sua candidatura alla votazione del consiglio, e poi oggi che succede? Che il sindaco di Bagnoregio non viene impallinato dall’opposizione (che si astiene, con fair play), né dalla maggioranza, che lo vota compatta, ma da due consiglieri del suo stesso partito, l’Udc, lo schieramento del quale è pure capogruppo. E visto che nel partito di Casini (Pier Ferdinando) e Cesa, sono tutti cattolicissimi, vale la pena rispolverare il vecchio adagio dei nemici da cui mi guardo io ma dagli amici mi guardi Iddio.

Già, perché già all’inizio del consiglio si capisce che l’elezione sarà dura: Alfio Meraviglia da Tarquinia annuncia che non si è trovato l’accordo all’interno dell’Udc sul nome di Bigiotti e annuncia la sua uscita dal partito, passando al gruppo misto ma restando in maggioranza (un equlibrismo da funambolo). Gli va subito a ruota, come in certe fughe al Tour, il consigliere anziano Francesco Galli, in un perfido gioco di sponda: “Anche io non voterò l’amico Bigiotti. Abbiamo cercato una sintesi, non l’abbbiamo trovata. E ci tengo a precisare che quella di Bigiotti non è la candidatura dell’Udc, semmai istituzionale”. Ma come? Eppure il sindaco di Bagnoregio è capogruppo del partito… Misteri della fede.

Così, prima della votazione vera e propria, si va in pausa. E si fanno due conti: serve la maggioranza assoluta, 13 voti. I presenti in maggioranza sono 15, visto che il civitonico Urbanetti è assente (“A fare una visita medica ad Arezzo”, lo giustifica il capogruppo Pdl Capitoni). Meraviglia e Galli hanno già annunciato l’astensione. Occorre una stampella dall’opposizione. Di qui gli inviti più o meno palesi lanciati da Mantuano (Fratelli d’Italia) e Allegrini (Pdl), al Pd a condividere l’elezione tutti insimee. Dai banchi di fronte, però, l’apertura non arriva, ci si limita a garantire l’astensione, mentre Maurizio Palozzi annuncia con classe che uscirà dall’aula “per stima e amicizia nei confronti di Bigiotti”. Per un attimo si sparge addirittura la voce il consigliere Francola (Italia dei Valori) possa correre in aiuto del candidato. Falso: si asterrà pure lui. Mentre Bengasi Battisti regala un duro scontro col presidente Meroi. Alla fine si vota, e i numeri sono impietosi: Bigiotti si ferma a 12 voti, uno in meno del necessario, 7 gli astenuti, Palozzi esce.

Morale della favola: il consigliere provinciale resta ancora senza presidente (e senza vice, elezione correlata). Alla prossima volta si vedrà. E’ così da luglio, un’altra figurina da attaccare nell’album delle brutte figure.

 

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