

VITERBO – La serratura della stanza del presidente è stata già cambiata. Il telefono fisso e il fax sono stati isolati. E anche il telecomando per accedere al parcheggio riservato è stato disattivato. In portineria, da ieri, è pronto un piccolo scatolone contenente gli effetti personali rimasti sulla scrivania: due calendari dell’arma dei Carabinieri, un orologio da tavolo, un portacarte e alcuni foglietti d'appunti. Insomma, da ieri Maria Gabriela Grassini, ex sindaco di San Lorenzo Nuovo e vice coordinatore provinciale del Pdl, è stata definitivamente ''sfrattata'' dall'Ater, l'ex Istituto autonomo case popolari, del quale era stata nominata presidente dall'allora governatrice del Lazio Renata Polverini. A ''sfrattarla'' è stato il direttore generale, Ugo Gigli in quanto, ''legge alla mano'', è decaduta dall'incarico.
La diretta interessata ha dichiarato che questa mattina si recherà, o meglio tenterà, di recarsi in ufficio. E che se dovesse trovare la serratura d sostituita, si rivolgerà ai carabinieri. ''Faccia ciò che ritiene opportuno – commenta Gigli -, io so di aver agito nell'interesse dell'ente e nel rispetto della legge. Quindi non ho nulla da temere''.
La Grassini potrà comunque varcare il portone d'ingresso, ma come qualunque persona che avesse bisogno di recarsi negli uffici per svolgere qualche pratica. Come fanno ogni giorno decine di persone. Potrà anche ritirare i suoi effetti personali, sistemati in uno scatolone che le è stato messo a disposizione in portineria. Ma dovrà firmare il verbale di ricevuta. Il suo ufficio è e resterà off limits.
Lei ritiene la decisione illegittima, tanto che ieri si è recata presso la procura della Repubblica per presentare un esposto alla polizia giudiziaria. ''La legge mi obbliga a rimanere in carica fino alla nomina del commissario – ha detto all'uscita dal palazzo di giustizia -, altrimenti potrei essere accusata di aver abbandonato arbitrariamente l'ufficio''.
Ma anche se le cose stessero come sostiene la Grassini – e non lo sono – la querelle verrebbe risolta de facto dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che domani mattina, firmerà il decreto di nomina di Pierluigi Bianchi, ex sindaco di Faleria, a commissario dell'Ater di Viterbo. Si tratta di una scelta non tecnica ma politica che, con tutta probabilità, prelude all'ascesa del medesimo Bianchi alla presidenza. Ad imprimere un'accelerazione alla firma del decreto è stata una dettagliata relazione sui fatti di ieri inviata da Gigli allo stesso Zingaretti e all'assessore alla Casa Fabio Refrigeri.
Perché la Grassini è stata ''sfrattata''? Secondo il collegio sindacale e il direttore generale, che riveste anche il ruolo di legale rappresentante dell'azienda, perche' dal 9 maggio scorso occupava ''abusivamente'' il ruolo di presidente e quindi l'ufficio.
Il 29 maggio scorso, infatti, il Collegio sindacale si è riunito per esprimere un parere in merito alla validità delle dimissioni ''irrevocabili'' firmate congiuntamente da 5 dei 6 componenti del CdA (Domenico Saviotti, Mario Ricci, Giulia Arcangeli, Reno Pannucci ed Enrico Valentini). Le conclusioni non lasciano spazio ad interpretazioni di sorta: ''Seppur le dimissioni siano state rese in forma congiunta, la volontà espressa con le stesse non può che essere considerata chiara ed univoca e pertanto le ritiene idonee e legittime a perseguire validamente il fine dimissionario che intendeva essere manifestato nella sostanza''. Ma per evitare ogni possibile dubbio, il Collegio ha ritenuto utile ''che singolarmente, i consiglieri dimissionari inviino un ulteriore fax a conferma delle dimissioni già rilasciate''. Cosa che è puntualmente avvenuta nei giorni immediatamente successivi.
Ma il Collegio sindacale è andato oltre: ''L'intero CdA – si legge nel verbale -, indipendentemente da ogni forma di volontà dimissionaria manifesta, si intende decaduto a far data dal 9 maggio 2013''. Quindi è decaduta anche la presidente Grassini. E ancora: ''Il collegio ritiene altresì che i compensi debbano essere corrisposti in via cautelativa esclusivamente fino al 9 maggio e invita l'Ater a sospendere temporaneamente ogni successiva erogazione di richiesta di indennità, compenso o rimborso al CdA, successivamente a tale data''.
E non si tratta proprio di quattro centesimi. Grassini percepisce un compenso mensile di 2.800 euro al mese più circa 70 euro al giorno di rimborso delle spese di viaggio da San Lorenzo Nuovo. Tra i 4.200 e i 4.500 euro al mese. I componenti del Cda ricevono un'indennità di 1.200 euro al mese più i gettoni di presenza e i rimborsi. C’è poi il caso di Claudio Tammetta da Monterotondo, l'unico componente del CdA non dimissionario, che per ogni viaggio a Viterbo ha diritto a un rimborso di circa 300 euro. Sarebbe interessante capire come mai l'ex governatrice Polverini non sia riuscita a trovare in provincia di Viterbo un consigliere meno ''costoso'' di Tammetta.
Da qui la decisione, ''inevitabile'', del direttore generale Gigli di ritenere la Grassini ''abusiva'' e quindi di sfrattarla.
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