

VITERBO – (An. Ar.) In 17 giorni, 1586 spettatori paganti. La punta a Pasquetta, il buon riscontro con le scuole e con chi usufruisce delle convenzioni stipulate (con il Centro commerciale Tuscia, l'associazione Facciamo Centro e, a breve, coi clienti dell'hotel Salus Terme). Pezzi di una mostra che poi sono due, ''due realtà distinte'', come dice per gli organizzatori di Anonima Talenti l'architetto Gianni Cesarini. Già, perché se Tra Forma e Segno è l'esposizione dedicata ai grandi del Novecento, la sua convivente all'ex mattatoio di Valle Faul, fino al prossimo 29 maggio, è Contemporanea Contemporanei, la mostra dedicata agli artisti che vivono e creano nella Tuscia.
L'occasione per tirare un po' le somme di questo evento arriva dall'incontro oggi a Palazzo dei priori per presentare il catalogo proprio di Contemporanea Contemporanei, alla presenza di cinque dei sette artisti locali che espongono. Manca Sophie Savoie, e manca soprattutto Davide Dormino, che ha accompagnato a Perugia la sua opera Anything to say al festival internazionale di giornalismo.
Tutti soddisfatti, gli artisti presenti, della collocazione all'ex mattatoio: ''Una struttura magnifica - sottolineano Arialdo Miotti, Massimo De Giovanni, Jan Incoronato e Pasquale Altieri – e questa mostra può essere un buon inizio per sviluppare qualcosa di importante anche a Viterbo''. ''Perché l'arte moderna – fa notare Federico Paris, altro talento locale – porta turismo, e si può fare anche per le strade, in modo diffuso, come accade per esempio nella vicina Poggibonsi''.
Ma è ancora il luogo, la struttura a Valle Faul, ad attirare le attenzioni. Per l'architetto Cesarini ''ha dimostrato la sua vocazione espositiva. Le opere si sono integrate alla perfezione nel contesto, tanto da far pensare ad un utilizzo permanente del posto per questo genere di cose''. Anche il sindaco Michelini concorda: ''Io continuerei anche a chiamarlo così, ex mattatoio, perché dà un senso anche a cos'era quel luogo e cosa è diventato. L'importante comunque è aver rotto il ghiaccio, iniziato un percorso per dare visibilità all'arte contemporanea a chilometro zero''.
Ma qui si fanno i conti senza l'oste, cioè la Fondazione Carivit, proprietaria dell'immobile. ''La mostra va vista come una sperimentazione – dice il presidente Mario Brutti – per capire anche cosa si può fare in quel centro. Certo, una mostra è anche un'impresa economica, deve avere una sua sostenibilità, e la ristrutturazione all'epoca costò 5 milioni di euro, una spesa oggi impensabile. La Fondazione certo da sola non ce la può fare: immaginò un investimento per la città e per i viterbesi. Ora bisognerà vedere se sarà possibile coinvolgere altri soggetti per dare un futuro definito all'ex mattatoio''.
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