ANNO 16 n° 273
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La minoranza presenta la fanta-giunta
Bambolotti sui banchi dell'amministrazione comunale

VITERBO – (An. Ar.) Un consiglio comunale virtuale, con un bel pezzo di minoranza e persino la giunta. Una giunta di pupazzi, nel vero senso della parola (e senza offesa), perché a rappresentare sindaco e assessori la consigliera Chiara Frontini ha portato un a mezza dozzina di bambolotti. Da pinocchio, seduto sulla sedia del sindaco, a cicciobello (Filippo Rossi, anche se per amore di verità il cicciobello della politica viterbese sarebbe un altro), all'orso Alvaro Ricci – tenero e morbido – alla pigotta Zucchi.

Ma al di là degli scherzi, nella cornice istituzionale della sala consigliare di palazzo dei Priori, va in onda un attacco durissimo alla maggioranza e alla giunta Michelini, “al di là della comprensione per l'inesperienza e i peccati di gioventù, il limite della pazienza è stato raggiunto”, come premette Giulio Marini. Accanto all'ex sindaco, ecco il suo capogruppo Claudio Ubertini e i compagni di partito Micci e Galati. Poi Chiara Frontini per Viterbo 2020, Gianluca Grancini per Fratelli d'Italia, e per FondAzione – assente Santucci - i redivivi Barbieri e Talotta.

Si diceva della consistenza dell'attacco, su un fronte ampio e articolato che manco nella campagna di Russia. Si parte dalla nota inviata anche al prefetto sull'anomalia di consigli comunali prima convocati e poi sconvocati (oggi in effetti si sarebbe dovuto tenerne uno), senza passare dalla conferenza dei capigruppo come da prassi: “Per questa ragione non presenzierò domani alla riunione dei capigruppo”, sottolinea Ubertini. E Marini: “L'amministrazione non può scappare ma deve affrontare i problemi della città e dei cittadini in questa sede”.

E giù con le interrogazioni virtuali (“Tanto è uguale: non rispondono questi pupazzi come non ci risponde la giunta in carne ed ossa). La Frontini se la prende con la Saraconi per i rifiuti, e col presidente del consiglio Rossi per “come ci trattano gli assessori. Prima la Bizzarri che si scaglia contro di me, poi il sindaco che se la prende con Santucci. Non siamo dei facchini dell'azienda Michelini, pretendiamo rispetto”. E Barbieri, nostalgico: “Ho avuto scontri al calor bianco con Fioroni all'epoca e con Gabbianelli più di recente: ma non siamo mai caduti così in basso”.

Galati si concentra sull'amata Bagnaia e chiede lumi sul completamento del marciapiede in viale Fiume e sui lavori in piazza XX Settembre. Ma il bello deve ancora arrivare.

Ubertini mostra una lettera di diffida dell'avvocato D'Agostino di Roma (quella che ha il mandato dal Comune per la faccenda dei rifiuti romani e le relative contromosse giuridiche nei confronti della Regione). Gli si chiede di smentire una dichiarazione. Ubertini ha risposto con un'altra lettera d'avvocato in cui conferma e non smentisce. “Vorrei capire se l'avvocato ha agito di sua iniziativa nei miei confronti o se è stata ispirata da qualcuno”, insinua Ubertini. Di sicuro la faccenda non finirà qui: carta (bollata) canta.

E Marini, sopraffino, estrae l'ultimo coniglio dal cilindro: “Il conflitto d'interessi in Comune c'è eccome, e riguarda anche il sindaco. Il 30 aprile il Tar ha dato ragione al consorzio agrario di Viterbo, bocciando la realizzazione di una rotatorio sulla strada Teverina. E indovinate chi era il presidente del consorzio all'epoca? Leonardo Michelini. Io all'epoca non tirai fuori la faccenda, per una questione di stile: eravamo in piena campagna elettorale e non volevo passare per piagnone. Ma poi lui è stato eletto, e da sindaco ha pensato bene di non fare ricorso al consiglio di Stato, come invece doveva e poteva fare per tutelare gli interessi della città. Non voleva andare contro il suo consorzio agrario, dalla presidenza del quale si è dimesso solo il 30 novembre, quando tra l'altro i termini per fare ricorso erano scaduti. Interrogo l'assessore Zucchi (delegata ad affari amministrativi e contenzioso, ndr) e le chiedo perché non è intervenuta”.

Insomma, bordate a tutto spiano prima che il consiglio virtuale finisca e la giunta fantoccio venga riposta dalla Frontini in un borsone. Neanche un'ora di seduta: fossero così anche quelle reali sarebbe una pacchia.

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