

VITERBO - La crisi dell'ottavo mese. Non sono giorni tranquilli per la maggioranza che sostiene l'amministrazione Michelini in Comune. Anzi, è il periodo più duro, almeno dal giorno della storica vittoria alle urne, la prima per il centrosinistra viterbese nella storia della Seconda repubblica. Un insieme di fattori, di criticità, fanno ballare la rumba all'alleanza che governa palazzo dei Priori, e l'impressione è che sia arrivato il momento di mettere mano alla squadra. Un riassetto, per togliersi qualche scoria ormai troppo pericolosa e per ridare forza e incisività all'azione amministrativa.
Sono diversi i punti sotto la lente. A partire dal settore cultura, e dall'ombra di conflitto d'interesse che ha accompagnato giorno dopo giorno una componente della maggioranza, cioè la lista civica Viva Viterbo. L'ombra, si diceva: basta questa, fermo restando che non è provato alcun coinvolgimento diretto di Caffeina nell'attività dell'assessorato alla Cultura in mano a Giacomo Barelli. Ma appunto è sufficiente il sospetto, alimentato evento dopo evento, polemica dopo polemica, per rovinare il clima della maggioranza e alla lunga logorarla: i renziani e i fioroniani – oltre mezzo Pd, insomma – borbottano già da dicembre, e ora sembrano aver raggiunto il limite della sopportazione. Un altro esponente di Viva Viterbo, Filippo Rossi, ha fatto capire di essersi stufato di fare da bersaglio agli attacchi, non solo della minoranza (quelli ci possono stare, fanno parte del gioco) ma anche dai suoi stessi alleati. Chissà che non arrivi a lasciare la sua carica di presidente del consiglio, magari insieme alle dimissioni di Barelli e ad una conseguente uscita di Viva Viterbo dalla maggioranza. Se ciò non avvenisse, comunque, sarà la stessa maggioranza a chiederle: se n'è parlato ieri sera in una “riunione di verifica”, con Oltre le mura che è sembrata la più decisa: non è un particolare marginale, visto che si tratta della lista del sindaco. Un segnale chiaro che certi equilibri sono cambiati, e che si sono rotti gli indugi. Ed è arrivata subito la sponda del Pd. Oggi la questione approderà in un consiglio comunale che si preannuncia bollente.
Se Viva Viterbo dirà addio è normale che si aprirebbe allora un piccolo valzer delle poltrone che potrebbe coinvolgere anche la casella di capogruppo del Pd.
Oltre alla cultura, comunque restano ancora aperte un paio di questioni. La vicenda rifiuti romani, sulla quale gli stessi democratici si sono spaccati durante il consiglio straordinario: da una parte gli ex Ds, strenui difensori della Regione e del modus operandi del governatore Zingaretti; dall'altra i renziani, non certo avari di critiche. Il 7 marzo ci sarà un incontro pubblico, con i due consiglieri regionali Panunzi e Valentini e il segretario provinciale Egidi, che dovrà chiarire le posizioni e ricompattare il gruppo. Altrimenti la questione potrebbe tornare a creare altri problemi a breve termine.
Lo stesso dicasi per quanto riguarda l'istituzione del registro delle unioni civili. Anche in questo caso, la maggioranza non è riuscita mai a presentarsi unita, col risultato che la discussione e l'approvazione è slittata di mese in mese. Da una parte i cattolici contrari (una parte del Pd e Oltre le mura), dall'altra i laici, favorevoli, sempre del Pd e di Sel. Lunedì torna a riunirsi la commissione, ma non è detto che si approvi il regolamento e si riesca a portarlo in consiglio comunale il prossimo 6 marzo.
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