

VITERBO – “Nelle note vicende che riguardano il Gruppo Ro.Ri., le cliniche di Nepi e Nuova Santa Teresa e la famiglia Angelucci forse non sono state approfondite le vere ragioni della crisi dell’azienda. Siamo noi le uniche vittime di tutto quello che succede”.
A parlare sono i lavoratori. E lo fanno in un’accorata lettera in cui denunciano non solo il ritardo dei pagamenti, ma anche un clima diventato ormai “insostenibile”.
“Il 7 giungo scorso – raccontano i dipendenti del Gruppo Ro.Ri. - l’attuale rappresentante legale Fabio Angelucci ha pensato bene di parlare a tutti noi lavoratori per illustrare le ragioni dei licenziamenti e dei mancati pagamenti di tre stipendi, in quanto riteneva che i nostri rappresentanti sindacali non abbiano ben comunicato le cause della crisi.
Secondo quanto spiegato da Angelucci – aggiungono nella lettera - la crisi dell’azienda dopo essere passata per la Regione Lazio, la Asl, la Procura di Viterbo e la stampa, era causata dalle banche. Al termine dell’incontro, comunque, ci rassicurò dicendoci che avrebbe, a breve, avrebbe risolto con gli istituti di credito”. Invece, a distanza di quasi due mesi dal 7 giugno, “la situazione è solo peggiorata”.
“In realtà – spiegano – non ha ancora chiarito i reali motivi dell’attuale situazione che per noi lavoratori risultano invece abbastanza chiari. Angelucci junior non ha mai spiegato il perché del mancato rinnovo del contratto di factoring con la banca, mentre tutte le altre cliniche della provincia non hanno questo problema con le banche. I nostri rappresentanti sindacali ci hanno comunicato che Angelucci si è recato sino in Svizzera per risolvere il problema con la banca. A noi lavoratori, però, sembra una bugia di dimensioni planetarie a meno che non sia andato in Svizzera per altri motivi. Oggi Angelucci fa appello alle istituzioni per incassare sei milioni di crediti? E cosa ne farà?”, si domandano i lavoratori.
“Non ha mai fatto chiarezza – scrivono - sul perché sia stato rinviato a giudizio quale rappresentante legale dell’azienda e perché sta vivendo in maniera così problematica l’intervento della magistratura che dovrebbe riguardare solo la famiglia Angelucci. Non ha mai chiarito gli investimenti fatti dalla società”.
“Gli Angelucci hanno costruito la Nuova Santa Teresa e non è mai decollata, hanno acquistato un giornale che poi hanno chiuso, hanno costruito un centro commerciale che non è ancora avviato e completato. Forse noi lavoratori stiamo pagando lo scotto di investimenti fallimentari? Niente stipendi da quattro mesi e anche ai nostri colleghi medici non va meglio. Per quel che sappiamo stanno aspettando i loro compensi da oltre otto mesi. Ci sono fornitori che attendono da più di un anno. Possibile che dai bilanci non si riesca a capire che l’azienda è gestita in modo fallimentare? Che i problemi derivino solo da una malagestione?”.
A questo punto della lettera giunta in redazione, i lavoratori rivelano poi tutta una serie di questione che la dicono lunga sulle tensioni che sarebbero costretti a subire.
“Molti di noi sono stati negli ultimi anni utilizzati anche per altre attività di Angelucci e qualcuno di noi anche per fini esclusivamente personali della famiglia Angelucci e delle loro ville.
Molti di noi al solo rifiuto di eseguire ordini impartiti da Angelucci sono stati spostati di reparto o insultati con parole pesanti. Non ne possiamo più si è creato un clima insostenibile tant’è che alcuni di noi sono intimoriti nel prendere servizio.
Mentre molti di noi rischiano il posto di lavoro, di perdere la casa, di non riuscire a sostenere le spese per i bisogni primari delle nostre famiglie, gli Angelucci continuano a vivere come prima. Nelle loro mega ville in stile americano con servitù extracomunitaria al seguito, con le loro auto di lusso e con l’autista dell’azienda che li accompagna in giro”.
“Siamo stanchi di mantenere i loro vizi e capricci – concludono i lavoratori - è giunta l’ora che qualcuno intervenga per fare chiarezza visto che neanche l’intervento della magistratura li ha minimamente impensieriti. Ognuno di loro continua a gestire l’azienda come prima”.
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