ANNO 16 n° 272
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La casa di cura di Nepi
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In stato d'agitazione i dipendenti Ro.Ri salta la votazione sul piano aziendale

VITERBO – I dipendenti della casa di Nepi, da ieri sono in stato di agitazione a tempo indeterminato. E dall'inizio della prossima settimana lo saranno anche quelli della clinica Nuova Santa Teresa di Viterbo. Entrambe le strutture appartengono al Gruppo Ro.Ri, di proprietà di Fabio Angelucci e del padre Roberto.

La situazione, già tesa perché i lavoratori, 187 complessivamente, hanno ricevuto, peraltro con circa un mese di ritardo, solo un acconto sullo stipendio di Febbraio e non hanno avuto affatto quello di marzo, è precipitata ieri mattina, quando l'azienda li ha posti davanti a una vera e propria roulette russa: hanno infatti trovato una sorta di seggio elettorale, nel quale avrebbero dovuto scegliere tra i contratti di solidarietà, cioè una riduzione del 20-25% della busta paga e la cassa integrazione. Altrimenti, la società minaccia una settantina di licenziamenti tra le due strutture.

Ma le urne sono rimaste inesorabilmente vuote. Nessun ha accettato di puntarsi la pistola alla tempia e di premere il grilletto, sperando che il colpo non partisse.

Un rifiuto in massa di partecipare al referendum ''bevi a affoga'' dovuto soprattutto al metodo, definito da ''mobbing'' con il quale la Ro.Ri ha intrapreso il braccio di ferro con i dipendenti. Non c’è stata infatti alcuna trattativa sindacale. Angelucci junior, nei giorni scorsi ha addirittura impedito ai rappresenti sindacali di partecipare all'assemblea del personale della Nuova Santa Teresa. Ieri, invece, ha accettato che fossero presenti a Nepi, ma senza nessuna possibilità di avviare un confronto. L’azienda si è presentata con un secco ''prendere o lasciare''. Ovviamente, nessuno ha ''preso''.

Secondo quanto si è trapelato, nei primi giorni della prossima settimana, Angelucci junior ci riproverà con i dipendenti della Nuova Santa Teresa. I quali, però, attraverso il passa parola, sarebbero già tutti d'accordo per disertare le urne e di proclamare a loro volta lo stato di agitazione non appena verranno chiamati a votare.

Per Fabio e Roberto Angelucci si annuncia una seconda metà di aprile al calor bianco. Non solo si troveranno con i lavoratori delle due strutture sanitarie in stato di agitazione e con i sindacati, spesso ''troppo accondiscendenti con la proprietà'' costretti ad intervenire e a coinvolgere le istituzioni, a cominciare dalla Regione Lazio e dalla Prefettura di Viterbo, ma il 23 aprile riprenderà l'udienza preliminare sulla maxi inchiesta Asl, nella quale sono tra i principali indagati.

Secondo l'accusa, infatti, tra il 2006 e il 2009, avrebbero truffato alla Asl di Viterbo, per un totale di oltre 21 milioni e mezzo di euro, ''costituite - è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio - dalle somme non dovute erogate dalla Asl di Viterbo al Cra di Nepi a titolo di rimborso per le relative prestazioni, effettuate in violazione dei requisiti previsti dalle linee guida sulla riabilitazione''.

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