ANNO 16 n° 272
''Acqua, così il referendum si allontana''
La discussione saltata anche oggi in commissione: o si fa entro il 28

VITERBO – (An. Ar.) Loro non sono quelli rimasti delusi dal mancato svolgimento della prima commissione di stamani. No, loro sono proprio arrabbiati. Sono gli attivisti del comitato Non ce la beviamo, che per la seconda volta in pochi giorni hanno visto andare a vuoto la discussione sul referendum per l’acqua pubblica, da loro promosso non soltanto a parole, ma anche e soprattutto attraverso la raccolta di firme, prevista dalla legge per dare il via alla consultazione popolare.

Avevano fatto tutto bene: ''Tremila e quattrocento firme raccolte, anche con l’estate di mezzo’’, come ricorda Chiara Frontini. Peccato che ci sia tempo soltanto entro il 28 febbraio per far passare la cosa in consiglio comunale, dopo i termini scadranno e addio referendum. Di qui al 28 c’è soltanto una seduta in calendario, quella di venerdì 27, e in mezzo a beghe politiche di dimensioni intergalattiche (cioè la crisi della maggioranza) non è detto che lo stesso consiglio si tenga. O che riesca ad occuparsi anche dell’acqua.

’’Intanto, chiederemo la riconvocazione della prima commissione per la mattina del 27, come già è stato fatto in alcune occasioni precedenti, per temi particolarmente urgenti – annunciano la stessa Frontini col collega d’opposizione, il grillino De Dominicis – Di certo non è vero che l’amministrazione continui a lavorare nonostante la crisi, come dice il sindaco: è tutto bloccato’’.

Che l’acqua sia pubblica lo confermano sia l’esito del referendum nazionale (‘’Quando festeggiarono quella vittoria anche tanti partiti che oggi ostacolano questo referendum’’) sia la legge regionale numero cinque. A Viterbo, però, quelli del movimento temono che i guai di Talete (società per azioni a controllo pubblico) possano essere una testa di ponte per l’invasione dei privati, magari quelli di Acea, che già imperano a Roma e in altre zone di Lazio e Toscana: ‘’Venerdì scorso – dice Francesco Lombardi – il sindaco Michelini ha dato mandato ai tre membri del cda di Talete di verificare le eventuali condizioni per un ingresso di privati in società. E intanto il bilancio presentato non ci convince, stiamo valutando se fare un esposto alla Corte dei conti’’. Per Frontini e De Dominicis, poi, nonostante il sindaco si sia astenuto sul bilancio perché non aveva ancora avuto il parere del consiglio comunale, lo stesso non ha fatto quando ha aperto la strada ad un eventuale ingresso dei privati: ‘’Anche e soprattutto in questo caso avrebbe dovuto avere un mandato dal suo consiglio comunale, che nelle poche volte in cui ha potuto, si è espresso chiaramente a favore dell’acqua pubblica’’. E i privati? Secondo Paola Celletti, altra attivista, ''anche a Frosinone il modello privato sta facendo male, tant’è che molti comuni ne vorrebbero uscire’’.

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