

VITERBO – ''Sul perché il referendum si è bloccato ci sono due domande alle quali vorrei che qualcuno rispondesse. Un quesito è tecnico: chi ha consegnato al Comune le 3400 firme sa spiegarci come, quando e dove sono state raccolte? La seconda invece è politica: perché i consiglieri comunali De Dominicis e Frontini, che hanno partecipato a questa battaglia per la consultazione sull’acqua pubblica, non le hanno autenticate, quelle firme? Come consiglieri comunali avrebbero potuto farlo tranquillamente’’. Così Giacomo Barelli, assessore al Contenzioso, ritorna sulla bocciatura – anche se bocciatura non è il termine esatto, forse bisognerebbe utilizzare la parola ''aborto’’, se non fosse così cruda - del referendum.
La polemica è stata rovente, a tratti demagogica, e si è risolta stamani con il non luogo a procedere in prima commissione. Quella prima commissione che avrebbe dovuto da tempo approvare il regolamento per il referendum consultivo (il Comune l’ha predisposto, ma non ancora adottato), o comunque accettare di andare avanti secondo quanto prevede lo statuto. E proprio lo statuto comunale, articolo 30 punto 2, prevede la composizione di una commissione apposita, che ''tra i compiti ha quello di provvedere alla verifica dell’autentica del numero delle firme’’. Ecco perché, secondo Barelli, quelle firme andavano autenticate: ‘’Lo dice lo statuto, il punto di riferimento che ci eravamo dati, ma lo dice anche l’uso generale – dice Barelli – e visto che la democrazia è una cosa seria, soprattutto quando sono i cittadini a doverne pagare i costi, non si può giocare’’. Già, perché fare un referendum costa alcune centinaia di migliaia di euro.
Veniamo alle firme. Quelli del comitato dicono che sui moduli non c’era lo spazio fisico per autenticarle: ''Sarebbe bastato un timbro – dice Barelli – da un’autorità giuridica o da uno stesso consigliere comunale, come prevede la legge. Perché due consiglieri comunali, De Dominicis e Frontini, non si sono presi questa responsabilità? Autenticare è un conto, vidimare è un altro: del resto su quelle consegnate in Comune non c'erano neanche le date, ecco perché dico che il comitato dovrebbe spiegarci dove, quando e come le hanno ottenute. E senza entrare troppo nei tecnicismi, dico che il Comune non può prendersi la responsabilità di mettere in moto la macchina della consultazione senza avere garanzie provate che tutto sia stato fatto secondo le regole. Piuttosto, mi domando: chi aveva interesse a scaraventare addosso al Comune questa gazzarra?”
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