

di Roberto Pomi
VITERBO - Una viterbese giusta tra le nazioni. ''Farò di tutto affinché alla signora Rita Orlandi Corbucci venga riconosciuto il titolo di giusta tra le nazioni, per tutto quello che ha fatto. Se non fosse stato per lei oggi non saremmo qui'', le parole del figlio di Silvano Di Porto.
La giornata della posa delle ''pietre d’inciampo'' a porta della Verità ha al suo interno una storia nella storia. La tragedia della famiglia Di Porto – Anticoli è anche la storia del coraggio di una viterbese, la signora Rita. Quando i tre ebrei viterbesi, ricordati con l’opera dell’artista Gunter Demnig, morti nei campi di sterminio nazisti, vennero rastrellati dal civico 19 di via della Verità lei nascose a casa propria il piccolo Silvano di appena cinque anni.
Così gli risparmiò la sorte del padre Angelo Di Porto morto ad Auschwitz; della madre Letizia Anticoli che finì i suoi giorni a Mauthausen, dopo essere sopravvissuta alla marcia della morte; e del nonno Vittorio Emanuele Anticoli, spentosi nelle camere a gas dei lager tedeschi.
''Chi salva una vita, salva il mondo intero'', recita il Talmud. Il titolo ''giusto tra le nazioni'' è stato utilizzato, dopo la seconda guerra mondiale, per indicare i non ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista. Il nome di chi riceve il titolo viene inciso sul Muro d’Onore nel perimetro del Memoriale del Monte della Rimembranza.
La cerimonia di conferimento dell'onorificenza si svolge solitamente presso il museo Yad Vashem alla presenza delle massime cariche istituzionali israeliane, ma si può tenere anche nel paese di residenza del giusto se questi non è in grado di muoversi.
La signora Rita Orlandi Corbucci era vicina di casa e amica della famiglia ebrea rastrellata. Nella giornata di ieri in diversi, tra i presenti, l'hanno ricordata. ''Prese quel bambino e lo portò via, con una determinazione e una freddezza che è possibile solo a una donna'', il racconto di uno dei presenti.
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