

di Roberto Pomi
VITERBO - ''Troppo in alto, quella targa è troppo in alto''. Questo il leitmotiv che ha accompagnato il sindaco Leonardo Michelini nella giornata della posa delle ''pietre d’inciampo'' a porta della Verità.
La targa in questione è quella collocata sul palazzo di via della Verità dove si trova il portone del civico 19. Proprio davanti quell’ingresso, in legno marrone-rossiccio, sono state poste le tre pietre dell’artista tedesco Gunter Demnig. La targa invece dovrebbe ricordare la storia di quella triste giornata, ma è fuori dalla portata di qualsiasi occhio umano. Collocata praticamente poco sotto al tetto del palazzo stesso.
Sopra i nomi di Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto. Un padre, sua figlia e il marito di lei. Morto nelle camere a gas di Auschwitz il primo; sopravvissuta a quel luogo infernale e alla marcia della morte, per poi finire i suoi giorni al campo di Mauthausen-Gusen, la seconda e sparito sempre ad Auschwitz Angelo.
Una brutta pagina della storia viterbese, una pagina infame. Così come poco azzeccata pare essere la scelta di collocare quel pezzo di pietra inciso che la ricorda troppo in alto. Quasi a volerlo nascondere. In tanti hanno chiesto a Michelini, proprio durante la cerimonia della posa delle ''pietre d’inciampo'', di rimediare a questa situazione. In diversi si sono domandati sul perché di una collocazione così anomala e la risposta fornita da alcuni ha suonato così: ''Avevano paura che qualcuno la rovinasse''.
Riportare quella targa a una quota più umana sarebbe un bel segnale, segnale di non avere paura e di voler rendere chiaramente visibile un fatto terribile che funzioni da monito anche nel presente.
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