ANNO 16 n° 274
''E' come se fossero tornati a casa''
L'opera dell'artista Gunter Demnig in ricordo dei tre ebrei viterbesi deportati
08/01/2015 - 13:15

di Roberto Pomi

VITERBO - ''E’ come se fossero tornati a casa''. Una mattinata capace di spezzare il fiato a settanta anni di distanza, quella di oggi a porta della Verità. L’artista Gunter Demnig ha continuato il percorso iniziato nel 1992 a Colonia: posizionare pietre-ricordo nei luoghi da cui sono stati rastrellati gli ebrei. 48mila sono state già poste in tutta Europa, 6mila solo a Berlino. L’unico memoriale dell’Olocausto diffuso di cui si trova traccia nelle città del Vecchio Continente. Ora anche il capoluogo della Tuscia ne entra a far parte.

''Shalom'', le kippah e l’abbraccio commovente tra i parenti dei tre ebrei viterbesi deportati nel lontano 1944. Strappati alla loro casa di via della Verità 19 dai rastrellamenti. Sono arrivati da Roma e da Siena, si salutano tra loro e abbracciano, battendo il pugno sulle spalle, anche qualche viterbese.

Fermi sull’ingresso di quell’abitazione le tre ''pietre d’inciampo'' per Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto. Un padre, sua figlia e il marito di lei. Dell’ultimo non si sa ancora cosa ne è stato, gli altri due risultano entrati e spariti ad Auschwitz. Il primo a parlare è il rettore Alessandro Ruggieri, perché l’Università della Tuscia ha guidato lo sbarco nel Viterbese di questa opera simbolica. ''Ricordiamo un momento della storia che ha portato la sofferenza a molti, una sofferenza che ha toccato anche la mia famiglia. Questo è un momento di vita, importante per le giovani generazioni''. Porta della Verità è piena di persone, tanti i ragazzi delle scuole. Il sindaco Leonardo Michelini, nel ricordare la tragedia della Shoah si è soffermato un momento anche sui tragici fatti di Parigi di queste ultime ore. Poi dà il suo senso all’evento: ''Queste pietre che mettiamo oggi sono per segnare un passato che non va dimenticato''.

Adachiara Zevi, presidente dell’associazione ArteinMemoria che cura il progetto delle ''pietre d’inciampo'', è stata la terza a parlare e a regalare a tutti una commozione e un senso profondo del gesto di oggi: ''E’ come riportarli a casa. Queste persone non hanno una tomba. Furono strappate alle loro case, ai loro affetti e non sono più tornate''.

Le pietre d’inciampo sono un progetto artistico e memoriale di Gunter Demnig, che all’inizio degli anni Novanta del Novecento si è posto l’obiettivo di installare una pietra d’inciampo in memoria di ogni persona perseguitata e deportata nei lager nazisti (deportati razziali, politici, militari, rom, omosessuali e testimoni di Geova) durante la seconda guerra mondiale.

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