

VITERBO – Con la missa pro eligendo romano pontefice che si terrà questa mattina nella Basilica di San Pietro, in cui si invoca li spirito santo affinché illumini i cardinali per la scelta del nuovo pontefice, inizia ufficialmente l'iter che porterà al Conclave.
Proprio a Viterbo fu coniato il termine conclave, dal latino 'cum clave', chiuso a chiave. La città fu sede del papato dal 1257 al 1281: una parentesi di 24 anni e cinque papi, legata alle particolari circostanze storico-politiche e alle lotte tra guelfi e ghibellini, che indussero Alessandro IV a spostare la Curia a Viterbo perché Roma non era sicura. Nel 1268 bisognava eleggere il successore di Urbano IV e i cardinali, allora solo 19, erano divisi in due fazioni contrapposte, una favorevole a un papa italiano, l'altra a uno francese. Dopo mesi di scontri senza soluzione intervennero le autorità civili e il potestà Raniero Gatti, arrivò a chiudere le porte della città e a chiudere a chiave i cardinali all'interno del palazzo papale. Neppure questo bastò, tanto che gli abitanti di Viterbo scoperchiarono il tetto del palazzo dei Papi per esporre i cardinali alle intemperie e razionarono i viveri. Dopo 33 mesi e un giorno venne finalmente eletto Gregorio X.
Dopo un’intera settimana di Congregazioni generali, finalmente il Conclave che eleggerà il successore di Papa Benedetto XVI può iniziare. La Cappella Sistina è pronta per accogliere i 115 cardinali elettori raccolti in Conclave, il 25esmo ospitato sotto gli auspici del Giudizio Universale di Michelangelo.
Oggi i cardinali in abito corale si recheranno in processione dalla cappella Paolina alla Cappella Sistina, sala che è stata già allestita per il Conclave. Dopo l’extra omnes, cioé con l’esclusione dei non autorizzati, la porta della cappella Sistina viene chiusa a chiave e il cardinale (non elettore) Prospero Grech condurrà i presenti in preghiera. Tutto quello che riguarda l’elezione pontificia è stabilito con dovizia di particolari nella Universi Dominici Gregis. La votazione è per scrutinium, e si divide in tre fasi: Antescrutinium, Scrutinium vere proprieque e Post-scrutinium.
Sono estratti a sorte tre scrutatori, tre revisori e tre infirmarii, cioé tre cardinali che si possano recare dai porporati che per motivi di salute siano rimasti nella Domus Sanctae Marthae e non siano fisicamente presenti nella cappella Sistina per prendere i loro voti e metterli in un’urna apposita.
In questa fase sono distribuite ai cardinali le schede bianche, di forma rettangolare con su scritto “Eligo in Summo Pontifice” e sotto uno spazio bianco per poter scrivere il nome con grafia non riconoscibile. Dopo la distribuzione delle schede bianche il segretario del collegio dei cardinali, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie ed i cerimonieri escono dalla Sistina. Ogni cardinale si reca da solo verso il banco posto sotto l’affresco con il giudizio universale di Michelangelo tenendo la scheda in mano, ben visibile. Qui pronuncia il giuramento in latino: ''Testor Christum Dominum, qui me iudicaturus est, me eum eligere, quem secundum Deum iudico eligi debere'', (che significa Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto). Dopodiché, poggiata la scheda sul piatto dell’urna, alzerà il piatto per far scivolare la scheda nell’urna stessa.
Dopo la votazione si procede allo spoglio: il primo scrutatore agita l’urna per mescolare le schede, il secondo le preleva e il terzo le conta senza aprirle ponendole in una seconda urna, più piccola. Se il numero non dovesse essere quello previsto, le schede sono bruciate senza essere aperte. Se il numero delle schede è corretto, invece, il primo scrutatore apre la scheda per leggere il nome indicato, il secondo osserva e conferma e il terzo proclama ad alta voce la preferenza, infilando le schede in un filo e forandole sulla parola “Eligo”.
Al termine dello scrutinio delle schede i due capi del filo sono annodati e la collana di schede viene posta in un contenitore apposito. Se i 77 voti necessari all’elezione del papa non sono stati raggiunti si procede a bruciare le schede nella stufa della cappella Sistina, con la fumata nera. Il camerlengo Bertone e i suoi tre assistenti sorteggiati – i cardinali Giovanni Battista Re per l’ordine dei vescovi, Crescenzio Sepe per quello dei presbiteri e Franc Rodè per i diaconi – richiedono inoltre ai cardinali di consegnare eventuali appunti che vengono bruciati insieme alle schede. Questi quattro porporati stileranno poi una relazione sull’esito di ciascuna votazione che saranno consegnate al nuovo pontefice in busta sigillata.
In caso di avvenuta elezione, invece, l’ultimo cardinale diacono richiama all’interno della cappella Sistina il maestro delle celebrazioni liturgiche e il segretario del collegio cardinalizio. Il decano del collegio cardinalizio si rivolge quindi all’eletto dicendo in latino: ''Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?'' (Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?) alla risposta affermativa chiede, sempre in latino: ''Quo nomine vis vocari?'' (Come vuoi essere chiamato?) e il nuovo papa pronuncia per la prima volta il suo nome pontificale. Solo dopo l’accettazione si bruciano le schede con la fumata bianca. Il nuovo papa si ritira nella sacrestia della cappella Sistina, detta stanza delle lacrime, dove si presume che il nuovo pontefice scoppi a piangere per la commozione, e viene rivestito dei paramenti papali, preparati in questi giorni dalla sartoria Gammarelli.
Il neoeletto, vestito di bianco, torna nella cappella Sistina, legge il passo del vangelo di Marco del famoso Tu es Petrus, e riceve l’atto di ossequio e di obbedienza dei cardinali, che intonano subito dopo il Te Deum. A questo punto termina il conclave, e il cardinale protodiacono Jean-Louis Pierre Tauran annuncerà alla folla riunita in piazza San Pietro l’habemus papam, con la frase: ''Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum (nome dell’eletto in accusativo latino), Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem (cognome dell’eletto non tradotto in latino), qui sibi nomen imposuit (nome pontificale in genitivo latino, seguito dall’eventuale numerale ordinale)''.
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