ANNO 16 n° 98
''I cattolici non devono aver paura di testimoniare la fede in politica''
Il discorso del Papa a Viterbo in occasione della visita il 6 settembre 2009
13/02/2013 - 04:00

VITERBO – ''I cattolici non devono avere paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, dall'informazione alla politica. Anzi, devono privilegiare l'impegno sociale, il servizio proprio dell'azione politica''. Fu questo uno dei passaggi più significativi dell’omelia tenuta da Benedetto XVI durante la messa celebrata a Valle Faul, davanti a circa 20mila fedeli, tra i quali il ''grande tessitore'' dei rapporti Chiesa-Stato, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Era il 6 settembre 2009, e infuriavano le polemiche tra le due sponde del Tevere sull'ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, oggetto di violenti attacchi da parte del Giornale di Feltri.

La visita pastorale a Viterbo e Bagnoregio di papa Ratzinger, era stata messa in cantiere un anno prima, in omaggio alle teorie su fede e ragione di san Bonaventura, e cadde nel mezzo di una fase non facile per i rapporti con la Stato italiano. Una questione sulla quale Benedetto XVI, però, non entrò mai direttamente nei suoi discorsi pubblici. E i pochi minuti a stretto contatto con Letta non lasciarono spazio a molto di più di un saluto che - a detta del rappresentante del governo e gentiluomo di Sua Santità – ''testimoniano un clima sereno'' e ''rapporti solidi'' tra Sante Sede e Italia.

La visita, che già si prevedeva concentrata su temi religiosi, si consumò all'insegna della sobrietà: nessun applauso durante la messa a Valle Faul per espresso volere del pontefice, e nessuna deroga ai discorsi scritti. Il che non impedì al Papa di dire con chiarezza quanto gli stava a cuore.

''Per fare del mondo un campo di genuina fraternità, ispirato al dialogo e al rispetto reciproco - spiegò - la Chiesa deve agire in tre direzioni: educare alla fede, testimoniarla ed essere attenta ai segni di Dio. Un dovere, quello della testimonianza, che spetta soprattutto ai fedeli laici, i giovani e le famiglie'', ai quali il Papa parlò in modo diretto: ''Non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società''.

''Si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali - proseguì - ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi. Ecco l'impegno sociale – sottolineò -, ecco il servizio proprio dell'azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale''.

E affinché tutto questo si avveri, il Papa affidò alla Madonna della Quercia, nel cui Santuario fece tappa a metà giornata per incontrare le suore di clausura arrivate da una decina di monasteri, una intensa preghiera, affinché vigililasse ''sul successore di Pietro e sulla Chiesa affidata alle sue cure, sull'Italia, sull'Europa e gli altri continenti, sui popoli e il loro governanti''. Alla Vergine Ratzinger affidò anche ''l'unità delle nostre famiglie, oggi tanto minacciata da ogni parte'', riprendendo in parte le preoccupazioni espresse il giorno prima a Cernobbio dal cardinale Ruini.

Poi, a Bagnoregio, l'omaggio a san Bonaventura dette spunto a Benedetto XVI per un ultimo appello ''a riscoprire la bellezza e il valore del creato alla luce della bontà e della bellezza Divina'' e per lanciare un invito ''ad abbracciare una fede amica dell'intelligenza, superando i fallimenti della vita personale e le contraddizioni della storia, contribuendo con coraggio alla salvezza dell'umanità''. Una fede alla quale i teologi ''sono chiamati a rendere servizio''.

Nella lunga giornata del Papa nella Tuscia trovò spazio anche un monito contro la guerra e a non ripetere la''barbarie del seconda conflitto mondiale'', indirizzato all’Angelus ai partecipanti.

Che l'attenzione più alta di Benedetto XVI fosse però riservata ai temi politici, lo confermò anche la preghiera dei fedeli, letta durante la funzione, in cui si pregò affinché le''autorità civili cerchino il bene di tutti, senza favoritismi personali''.

Alla messa erano presenti il cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini, e i 24 vescovi del Lazio. Tutti i presuli hanno tennero rigorosamente le bocche cucite sui fatti e le polemiche degli ultimi giorni.

Facebook Twitter Rss