

MONTEROSI - “La dirigente sapeva, perché informata dai genitori. Eppure non ha fatto nulla. Né una segnalazione all’ufficio disciplina del provveditorato né una denuncia ai carabinieri. Sapeva e ha preferito nascondere tutto per “il buon nome della scuola”, rassicurando i genitori dicendo loro che si sarebbe mossa tramite i suoi canali. E invece? Invece il nulla. Se non qualche sporadica visita di controllo nelle aule della scuola dell’infanzia”.
È durissimo l’attacco che l’avvocato Giovanni Labate lancia contro la preside dell’asilo di Monterosi, Maria Grazia Pieragostini, alla sbarra per non aver vigilato e impedito che la maestra Caterina Dezi maltrattasse per mesi, a cavallo tra il 2013 e il 2014, i suoi piccoli alunni. Strattonate, calci, schiaffi e insulti per i quali è finita agli arresti e ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione.
Legale rappresentante delle parti civili, gli undici genitori dei bimbi della sezione B dell’istituto, l’avvocato non si risparmia in aula: “La Pieragostini sapeva e non ha preso alcuna decisione in merito, ecco perché è colpevole tanto quanto la maestra. Il suo è stato un comportamento fuori da ogni regola del Ministero e fuori da ogni tipo di buonsenso”.
Non solo, da quanto emerso in aula attraverso le testimonianze dei genitori, dei bidelli e di tutto il personale scolastico, non avrebbe “istruito nessuno al controllo della maestra”, che secondo i racconti dei bambini e i segni rossi sui loro corpicini “avrebbe urlato, picchiato e minacciato tutti, ogni giorno”.
E se per lei, le parti civili chiedono la condanna
e un risarcimento danni da stabilire in sede civile, del tutto inaspettata è la richiesta di assoluzione pronunciata dall’accusa.
“Non abbiamo raggiunto la prova certa che sapesse di quanto accadeva in classe - spiega in aula il pm - certo, già dalle prime segnalazioni dei genitori, avrebbe potuto trasferire o allontanare l’insegnante. Non lo ha fatto: è sicuramente una scelta rimproverabile, deprecabile, ma non punibile penalmente”.
Un’assoluzione per non aver commesso il fatto, che sconcerta i numerosi genitori presenti in aula.
“Già dal mese di ottobre del 2013 - incalza l’avvocato Labate - i genitori chiesero di incontrare la dirigente per spiegarle cosa i figli raccontassero a casa”. Pipì a letto, nervosismo, ma soprattutto “la cattiveria della maestra” che li aveva resi impauriti anche di entrare a scuola la mattina.
“Eppure di queste segnalazioni e di questi incontri in presidenza nessuna relazione scritta, nessuna circolare per informare il corpo docenti o i collaboratori. Niente di niente: la Pieragostini ha voluto che la situazione rimanesse segreta. Ha fatto solo quello che non avrebbe dovuto fare: è andata a chiedere alla diretta interessata se fossero vere quelle voci, quei maltrattamenti. Inquinando e depistando in maniera sconsiderata le future indagini”.
Quelle stesse indagini, che, mesi dopo, con l’istallazione delle videocamere all’asilo portarono all’arresto della maestra: “Se i genitori non si fossero sostituiti alla dirigente nella tutela dei loro figli, rivolgendosi direttamente ai carabinieri, nonostante all’inizio ne fossero stati dissuasi, la Dezi ancora sarebbe in un’aula di scuola a insegnare e fare chissà cosa”, conclude l’avvocato, rivolgendo uno sguardo alle numerose madri presenti in aula, in lacrime.
“Questi che avete di fronte non sono genitori assetati di vendetta, ma genitori che vogliono delle risposte e la certezza che certe situazioni non si verifichino più. La scuola deve tutelare ed essere tutelata”.
Si tornerà in aula a fine novembre per dare parola alla difesa. Poi la sentenza.
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