ANNO 16 n° 272
Mugugni e proteste per la nomina di Vannini
03/12/2014 - 02:00

VITERBO – La crisi, o verifica che dir si voglia, si chiude (almeno per ora) con l’ennesimo colpo di scena comunicato dal sindaco Michelini proprio in chiusura di Consiglio comunale: la Giunta sarà corroborata dall'arrivo di un nono assessore, il professor Andrea Vannini, docente dell’Università della Tuscia ad Agraria al quale sarà affidato tutto il settore dei servizi (nettezza urbana, verde pubblico, illuminazione e via di seguito). Proprio quell'insieme di deleghe che il primo cittadino aveva deciso di tenere per se stesso per poi decidere successivamente l’affidamento ad uno degli assessori attuali.

 La notizia comunicata in una precedente riunione a porte chiuse avrebbe scatenato le ire di diversi componenti della maggioranza: tra le stesse fila del Partito Democratico (principale azionista della coalizione, vale la pena ricordarlo) non sarebbero mancate critiche abbastanza pesanti (in primis da parte di Aldo Fabbrini e Daniela Bizzarri, entrambi fioroniani doc ed entrambi a caccia di una poltrona a Palazzo dei Priori) sia sul metodo che sulla sostanza.

 Gli strali più velenosi sono arrivati da Goffredo Taborri (Ncd) che pur senza uscire ufficialmente dalla maggioranza ha preso le distanze in modo assai palese. 'Il sindaco deve mettersi in testa – sottolinea scandendo le parole – che il Comune non è casa sua dove può fare quello che gli pare. Qui c’è una maggioranza che ha il diritto di essere informata e di poter esprimere la sua opinione. Io rappresento a Viterbo un partito politico che è al governo nazionale con il Pd, un partito che insieme a tutte le altre componenti deve poter interloquire e non solo essere chiamato ad alzare la mano per ratificare scelte e decisioni. No,così non va''.

 Ma quali potrebbero essere le conseguenze? Taborri non si sottrae alla domanda che pure nasconde insidie: ''D’ora in poi mi sentirò le mani ancora più libere. Come peraltro ho sempre fatto''. Se non è un atto di sfiducia, ci manca davvero poco. I mugugni dalle parti dei democrat sono ancor più vibranti, anche se nessuno alza la voce. Ad esempio, si contesta a Michelini la contraddizione di aver prima annunciato il non aumento del numero dei componenti della Giunta e poi di aver fatto l’esatto contrario.

 Ma si contesta soprattutto il mancato ricambio di assessori che, neppure a mezza voce, vengono costantemente contestati. In più, sembrerebbe sorgere una certa qual incompatibilità di Vannini con il nuovo ruolo, derivante dal fatto che il professore e neo assessore avrebbe in passato avuto rapporti di collaborazione con l’azienda del sindaco. Tutto questo andrà ovviamente verificato in ogni sede, certo se risultasse corrispondente al vero, si tratterebbe di un fatto di opportunità non solo politica.

 Il Pd intanto non parla: il segretario provinciale Andrea Egidi preferisce non pronunciarsi, mentre il segretario cittadino Stefano Calcagnini pare sia fuori Italia. Allo stato dell’arte, i fatti sono così riassumibili: Michelini è nell’occhio del ciclone della sua maggioranza per una decisione che nessuno condivide. Dire che la crisi (o verifica che dir si voglia) è chiusa, è decisamente un eufemismo.

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