ANNO 16 n° 273
Inaugurata Tra Forma e Segno: è la primavera dell'arte moderna
Settanta capolavori da San Marino
18/03/2016 - 18:16

di Andrea Arena

VITERBO – Aprire gli occhi mentre si torna alla Panda parcheggiata. Richiuderli. E pensare che sia soltanto una suggestione, un pranzo troppo pesante, un goccio in più semmai ne avanzi. Antiche vestigia intorno. Un parco verde coi ragazzi seduti sull’erba a fumare quello che si spera siano soltanto sigarette. E avveniristiche fontane. E sullo sfondo un ascensore trasparente, che ancora non funziona, che chissà quando salirà, e però in tanto fa un sacco di scena. Poi qui, dentro un posto dove fino a metà Novecento si scannavano gli animali – il sangue e gli organi sul terreno, il sudore degli operai, il lavoro frenetico a tutte le ore – settanta capolavori di arte moderna. Moderna, e non contemporanea, buoni con le parole, perché l’arte contemporanea è quella che si fa adesso.

Qui tutte le foto del primo giorno 

Ecco, qui e adesso, all’anteprima per la stampa di Tra Forma e Segno (anche se qualcuno aveva avuto la fortuna di fare un giro già qualche giorno fa) sembra di essere altrove. Ad Amsterdam, Museumplein, la spianata dei musei; a Barcelona, dove il Macba è in mezzo allo sgarrupato Raval, oppure chissà dove cavolo d’altro. E invece siamo a Viterbo, la vecchia – per qualcuno non soltanto anagraficamente - città che per prima ospita questa mostra, Tra Forma e Segno, all’infuori degli antichi e nobili confini della Repubblica di San Marino.

Qui tutte le informazioni utili sulla mostra

''All’inizio è stata una coincidenza – racconta Arnaldo Antonini, amministratore delegato di Scudo Investimenti, uno dei due fondi proprietari dei settanta pezzi qui esposti – Poi abbiamo scoperto delle affinità, e dei fattori convergenti, tra il capoluogo della Tuscia e San Marino. È stata una scelta fortunata, che speriamo sia confermata anche dai risultati dell’esposizione di qui al 29 maggio''. Antonini non è un uomo d’arte, ma di finanza: lo confermano – semmai ce ne fosse bisogno – stile ed eloquenza: ''Ma l’idea di queste due collezione, insieme a tutti gli altri soci che, come me, non hanno nulla a che fare con l’arte ma con le banche, nasce da un preciso ragionamento del 2010: si può investire in cultura? Ci siamo dieci anni di tempo, consapevoli che il percorso è complesso e ci muoviamo anche in contesti internazionali, e nel 2020 tireremo le somme. I risultati, per ora, sono già più che soddisfacenti''. Dunque: se dei banchieri – seppur illuminati – decidono di puntare le loro fiches sui quadri, non si capisce perché non debba farlo il pubblico, le amministrazioni, che pure avrebbero la diffusione e la promozione culturale come obblighi istituzionali, e civici. A Viterbo ci si sta provando, e infatti qui c’è il sindaco, assessori vari (Delli Iaconi, alla Cultura, ha su il papillon delle grandi occasioni), il presidente della Fondazione Carivit Bruti, che ha messo a disposizione il posto, l’ex mattatorio.

Che così riempito di Fontana e Schifano, di Carrà e Rotella, sembra pure un altro luogo. Antico e pure moderno, mura spessa alternate a lucernai, ferro battuto e tinte ocra. Sole che s’infila dal tetto a vetro. C’è la curatrice, quella Beatrice Buscaroli che dona a questo evento una dimensione nazionale, lassù dove osano solo i migliori, e che è una gradevole sorpresa per chi ormai da queste parti è abituato agli show di Vittorio Sgarbi, sì divini ma in fondo rintracciabili sempre e comunque su Youtube, o sulla colonnina destra di Repubblica.it.

Si gira, si fotografa. L’acrilico di Keith Haring, artista del quale la metà dei presenti qui sognavano lo swatch d’autore, all’inizio degli anni Novanta, è già il signore delle foto, e dei selfie, il simbolo di questa mostra. Laggiù c’è Sebasatian Matta, grande cileno che nella Tuscia visse e lasciò ricordi indelebili. Su, al piano rialzato, c’è pure Modigliani, in una cornice, con tutta l’aurea mistica che si concede solo ai grandissimi. ''E pensare che quell’opera, e quella di Gerardo Dottori, non abbiamo potuto esporla neanche a San Marino – dice Antonini – Per essere esposte fuori dal territorio italiano hanno bisogno del parere della Soprintendenza, sono vincolate. Ci voleva troppo tempo per ottenere i permessi…''. Qui, invece, siamo in Italia. O in qualche altro posto nel mondo dove l’arte ha un suo spazio. Che sia gratuito a pagamento, temporaneo o per l’eternità.

Alle 18, dopo che i cronisti si sono dispersi, o miscelati agli invitati, il taglio del nastro (virtuale). Domani, dalle 10, l’apertura al pubblico. Costo del biglietto 5 euro.

Facebook Twitter Rss