ANNO 16 n° 272
Il sindaco Marini indagato per i reati di concussione e abuso
In concorso con l'assessore all'Agricoltura della Regione Lazio Angela Birindelli
Avrebbero favorito aziende viterbesi ad aggiudicarsi commesse al Vinitaly 2011
E oggi la Polverini dovrebbe revocare 4 assessori ex Forza Italia, tra cui Birindelli
27/09/2012 - 00:00

VITERBO – Il sindaco Giulio Marini è stato iscritto nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Viterbo per concussione e abuso in concorso con l’assessore all’Agricoltura della Regione Lazio Angela Birindelli. Secondo l’ipotesi accusatoria i due avrebbero favorito alcune ditte locali nell’aggiudicazione di commesse per l’allestimento del padiglione laziale del Vinitaly 2011.

Quello finito nel mirino della procura è il primo Vinitaly della gestione Birindelli, che era da pochi mesi subentrata a Francesco Battistoni, rimosso dalla governatrice Renata Polverini che, nella formare la giunta, si era “dimenticata” delle quote rosa. Un’edizione gestita dall’Arsial (Azienda regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura) costata tra i 2,6 e i 2,8 milioni di euro.

Secondo quanto si è appreso, Marini sarà interrogato questa mattina, alle 10,30, dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, lo stesso magistrato che lunedì scorso ha interrogato l’ex capogruppo Pdl alla Pisana Franco Fiorito, nell’ambito dell’inchiesta sulla falsificazione delle fatture relative alle iniziative organizzate da Battistoni nella Tuscia e pagate dal gruppo consiliare. A vario titolo, per la vicenda Vinitaly, sono finiti sotto inchiesta che tre funzionari regionali. 

Marini ha detto di non sapere ancora bene cosa gli viene contestato e che attende di vedere le carte prima di esprimersi. ''In diciotto anni di attività politico-amministrativa è la prima volta che ricevo un avviso di garanzia. Sono tranquillo, come sempre, perché sono certo di non avere nulla da temere''.

L’indagine sul Vinitaly è infatti confluita nel medesimo fascicolo, sempre più voluminoso, che si sta dipanando su tre direttrici distinte, ma tutte riconducibili alle faide interne al Pdl viterbese, che hanno finito per travolgere anche la Regione Lazio.

Il primo filone è quello vede l’assessore Birindelli indagata per corruzione e tentata estorsione insieme con i giornalisti Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini, rispettivamente ex direttore del quotidiano L’Opinione di Viterbo e amministratrice della cooperativa che lo produceva. L’inchiesta è scaturita da una denuncia del consigliere regionale Francesco Battistoni, secondo la quale la Birindelli avrebbe commissionato 18mila euro di inserzioni pubblicitarie sull’attività del suo assessorato. Il quotidiano, in segno di “gratitudine” avrebbe orchestrata una campagna stampa contro lo stesso Battistoni.

Il secondo è quello scaturito da un’altra denuncia per diffamazione a mezzo stampa presentata dai legali di Battistoni e da due aziende viterbesi contro il solito Gianlorenzo che, il 14 settembre scorso, ha pubblicato su un sito web una decina di fatture relative alle spese sostenute da Bastoni. Fatture che, secondo il procuratore capo Alberto Pazienti , sono evidentemente e grossolanamente alterate o completamente falsificate. Gianlorenzo sostiene di averle pubblicate così come gli sono state consegnate da qualcuno “vicino” a Fiorito. Quest’ultimo, interrogato per oltre ore dal Pm Siddi ha dichiarato di non aver consegnato alcunché a Gianlorenzo, aggiungendo che le fatture da lui depositate alla procura della Repubblica di Roma, dove è indagato per peculato, sono autentiche, al contrario di quelle pubblicate sul sito viterbese.

La procura sta tentando di individuare chi le ha manomesse e a che punto del tragitto tra le mani del personaggio “vicino” a Fiorito a quelle di Gianlorenzo. Ciò che invece è chiaro per i Pm e che la falsificazione non ha alcun movente economico ma sarebbe finalizzata a gettare discredito sugli avversari politici. Nel caso specifico su Battistoni.

Infine, il terzo filone, che vede Marini e la Birindelli indagati per concorso in corruzione e turbativa d’asta. Resta ora da vedere se anche quest’ultimo caso è nato dai veleni che grondano in casa Pdl. Se qualcuno abbia messo insieme l’ennesimo dossier per condurre la propria personale battaglia politica nelle procure della Repubblica, come ha sostenuto la governatrice Polverini annunciando le sue dimissioni.

Oggi, la governatrice del Lazio dovrebbe compiere uno dei suoi ultimi atti prima di formalizzare le dimissioni annunciate da due giorni: estromettere dalla giunta i quattro assessori ex Forza Italia appartenenti alla corrente del vice presidente della Commissione Europea Antonio Tajani, ritenuto il principale artefice delle faide interne al Pdl che hanno devastato l'amministrazione Polverini. 

A farne le spese saranno con molta probabilità Fabio Armeni, assessore alle Risorse umane, demanio e patrimonio, Angela Birindelli, assessore alle Politiche agricole, Marco Mattei, assessore all'Ambiente e Stefano Zappalà, assessore al turismo. Resterebbero invece al loro posto gli ex azzurri Giuseppe Cangemi, assessore ai Rapporti con gli enti locali e Sicurezza riconducibile alla corrente di Gianni Sammarco, e Fabiana Santini, assessore alla Cultura, fedele a Claudio Scajola, pare meritevoli di avere sempre appoggiato incondizionatamente l'azione della presidenrte, anche nei giorni più bui. 

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