ANNO 16 n° 169
Il basilico, tra davanzali, leggende e piatti d’estate
Rubrica 'L'agronomo con il carrello' a cura di Donato Ferrucci e Nicolò Passeri
Serena
18/06/2026 - 07:04
di Serena D'Ascanio

 

Il basilico: il nome racconta molto. Deriva dal latino basilicum e dal greco basilikós, cioè “regale”, “degno di un re”. Non una semplice erba aromatica, dunque, ma una pianta che fin dall’antichità è stata circondata da un’aura speciale, capace di attraversare civiltà, religioni e tradizioni popolari prima di arrivare sulle nostre tavole.

Le sue origini affondano nell’Asia tropicale e nell’India, dove il basilico non è soltanto una pianta aromatica, ma un vero e proprio simbolo religioso. In particolare il Tulsi (Ocimum tenuiflorum), noto come basilico sacro, occupa un posto centrale nell’induismo. Considerato manifestazione terrena della dea Lakshmi, sposa del dio Vishnu, viene coltivato nei cortili delle abitazioni e presso i templi come simbolo di purezza, protezione e devozione. Ancora oggi molte famiglie indiane gli dedicano preghiere quotidiane e rituali religiosi, attribuendogli la capacità di favorire il benessere spirituale e di allontanare le influenze negative.

Dall’Oriente il basilico raggiunse il Medio Oriente e successivamente il bacino del Mediterraneo grazie agli scambi commerciali che collegavano l’Asia all’Egitto, alla Grecia e a Roma.

Gli Egizi lo conoscevano e lo utilizzavano probabilmente anche nei processi di imbalsamazione, associandolo al culto dei morti e alla conservazione del corpo. Presso i Greci e i Romani la sua fama fu più controversa. Se da un lato era apprezzato per il profumo e per alcune proprietà medicinali, dall’altro veniva circondato da credenze superstiziose che ne alimentavano il fascino misterioso.

Nel mondo cristiano medievale il basilico assunse nuovi significati simbolici. Secondo alcune tradizioni della Chiesa orientale, sarebbe cresciuto sul luogo in cui sant’Elena ritrovò la Vera Croce di Cristo a Gerusalemme. Per questo motivo la pianta venne associata alla sacralità e alla protezione divina, trovando posto nei giardini dei monasteri e nelle coltivazioni conventuali. In alcune regioni ortodosse il basilico viene ancora oggi utilizzato per preparare l’acqua benedetta o per adornare gli altari durante particolari celebrazioni religiose.

Parallelamente, il folklore europeo gli attribuì significati molto diversi. In alcune aree del Mediterraneo era considerato simbolo d’amore e fedeltà: un vaso di basilico esposto alla finestra poteva rappresentare un messaggio di disponibilità sentimentale o di buon auspicio. In altre zone era invece legato al lutto e alla memoria dei defunti. Questa duplice natura, sospesa tra amore e morte, fortuna e mistero, contribuì a renderlo una delle piante più ricche di significati simbolici della tradizione popolare.

Non sono mancate, però, convinzioni decisamente più fantasiose. Plinio il Vecchio e altri autori dell’antichità riportarono credenze secondo cui il basilico avrebbe potuto provocare malinconia o follia. Si raccontava persino che, se tritato e lasciato sotto una pietra, potesse generare uno scorpione. Altri sostenevano che, masticato e posto al sole, producesse vermi. I contadini, più pratici ma non meno superstiziosi, arrivarono perfino a pensare che la semina del basilico dovesse essere accompagnata da ingiurie, maledizioni e imprecazioni, come se la pianta avesse bisogno di un incoraggiamento ruvido per crescere più vigorosa.

Lasciate da parte le leggende, il basilico resta una pianta tutt’altro che banale da coltivare. Ama il caldo, teme il freddo e chiede attenzioni. Preferisce terreni leggeri, freschi, fertili, ricchi di sostanza organica e ben drenati. Vuole acqua, ma non ristagni; sole, ma senza stress eccessivi; concimazioni equilibrate, soprattutto a base organica, perché la sua forza sta nella produzione di foglie profumate e tenere. L’inizio della fioritura coincide con il cosiddetto momento balsamico, quando la pianta esprime al meglio il proprio patrimonio aromatico. Può essere raccolta per l’essiccazione o la distillazione, oppure venduta fresca, a radice nuda o con il panetto di terra, come accade spesso nei mercati e nei vivai.

Nel carrello, il basilico va scelto con il naso e con gli occhi. Le foglie devono essere verdi, turgide, senza macchie scure o ingiallimenti. Una pianta troppo filata, debole o già sofferente durerà poco anche sul davanzale più volenteroso. In cucina, poi, il basilico chiede rispetto: non ama le lunghe cotture, che ne spengono profumo e freschezza. Meglio aggiungerlo alla fine, spezzandolo con le mani, quasi fosse un gesto gentile più che un’operazione culinaria.

E forse è proprio qui il suo segreto: il basilico è semplice solo in apparenza. È una foglia piccola, ma dentro porta millenni di storia, religioni, commerci tra Oriente e Occidente, monasteri medievali, credenze popolari, davanzali assolati e piatti di famiglia. Un re verde, sì, ma alla portata di tutti.

 

 

 

A parte che er basilico c'incanta

perché profuma mejo de le rose,

cià certe doti medicamentose

che in tanti mali so' 'na mano santa.

Abbasta 'na tisana de 'sta pianta

che mar de testa, coliche ventose,

gastriti, digestioni faticose

e malattie de petto le strapianta.

Pe' via de 'sti miracoli che ho detto,

io ciò 'na farmacia sur terrazzioni,

aperta giorno e notte in un vasetto.

Dentro c'è 'no speziale sempre all'opera,

che nun pretenne modulo e bollino

e nun c'è mai pericolo che sciopera.

 

Aldo Fabrizi, Sonetto sul basilico

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