

''Sono ormai mesi che assistiamo alla infervorata ed irrisolta querelle che triangola tra vecchia giunta, nuova giunta e vertici di Esattorie Spa. Siamo rimasti immobili e speranzosi nel fatto che qualcuno, oltre a difendere le proprie posizioni in maniera strumentale o meno, pensasse che nel fuoco incrociato, nella terra di nessuno, c’erano e tuttora ci sono, quasi quaranta famiglie. La pazienza comincia a mancare e la fiducia nelle istituzioni vacilla di fronte a provvedimenti draconiani di grande effetto sensazionalistico ma di estremo menefreghismo umano, voltando le spalle alle persone, alle famiglie, alle nostre esistenze, lasciandoci al buio e senza alcun segnale di ragionevole interessamento, in nessun senso''.
Così inizia la lettera dei lavoratori della Esattoria spa - la società che fino a pochi mesi fa riscuoteva i tributi per conto del Comune di Viterbo e che ha creato un buco di quasi 5 milioni docuto al mancato riversamento delle somme incassate nelle casse del comune - al sindaco Leonardo Michelini e ai consiglieri comunali.
''Alla luce di queste considerazioni, - proseguono - ci viene spontaneo rivolgere sentitamente alle istituzioni, alcuni spunti di riflessione: Si è mai chiesta la nuova Amministrazione se all’epoca della chiusura forzosa dei nostri uffici ci fosse stata una soluzione più blanda ed economicamente più vantaggiosa per le maestranze e per il comune? Ha mai valutato il Comune all’epoca dell’interruzione dei rapporti di poter presidiare in qualche maniera gli incassi vincolandoli magari con il controllo quotidiano del proprio personale? Si è mai considerato che mensilmente, dalla chiusura ad oggi, si sono persi circa 200mila euro di riscossione spontanea? Prima di chiudere alla cieca, - chiedono all'Amministrazione - si è mai riflettuto sul fatto che, dalla chiusura ad oggi, tra lavoro di accertamento degli uffici, notifica dei messi e riscossione coattiva attraverso gli Ufficiali di riscossione si sono bloccati incassi per circa 90mila euro mensili? Si è mai elementarmente provato a moltiplicare queste cifre per i sei mesi di fermo fino ad oggi? Grossolanamente circa 1 milione e 740mila euro''.
''Ora, proseguono nella nota - senza spirito di polemica speciosa, siamo qui ad esprimere il fortissimo risentimento di fronte a tale situazione. Ritiene l’Amministrazione dormiente (speriamo apparentemente) che ci sia bisogno di qualche gesto eclatante da parte di persone, di onesti lavoratori incolpevoli, finanche elettori, che ormai cavalcano l’onda della rabbia e della disperazione? Ci aspettiamo - concludono - una rapidissima e concreta riflessione in merito''.
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