ANNO 16 n° 273
''Commissariamento? Macché! Roba da imbroglioncelli di paese''
Gigli: ''Cesa non è Casini''
05/10/2012 - 04:00

VITERBO – (roc) “Imbroglioncelli da quattro soldi”. Così Rodolfo Gigli definisce l’autore, o gli autori, che, a suo dire, avrebbero “messo in moto un meccanismo al solo scopo di generare confusione”.

Il riferimento, ovviamente, è alla sfiducia al segretario provinciale Alessandro Romoli, che alcuni componenti dell’Udc viterbese hanno comunicato con lettera-petizione indirizzata direttamente al segretario nazionale Lorenzo Cesa.

Ma a giudicare dalla corrispondenza epistolare tra l’Udc viterbese e il segretario nazionale del partito, pare che Poste Italiane si stia sfregando le mani.

Già, perché ieri, in serata, sembrava addirittura che la cinquantina di iscritti che hanno chiesto la testa di Romoli avrebbero mandato addirittura due lettere. Da lì a poco, poi, una terza missiva sarebbe giunta nella sede nazionale del partito, a Roma, da parte dei sostenitori del giovane segretario provinciale nonché sindaco di Bassano in Teverina.

Grafomani a parte, la scintilla che sta agitando l’Udc viterbese, e che potrebbe diventare un vero e proprio terremoto nei prossimi giorni, è sempre legata alle candidature e alla visione sulle alleanze: da una parte Gigli e dall’altra Santucci.

La situazione, sebbene con toni “politichesi” più smorzati, è fotografata da Francesco Bigiotti, presidente provinciale dell’Udc, che probabilmente ricorderà per un po’ la concitazione della giornata legata al suo onomastico: “In Provincia – dice Bigiotti – abbiamo chiesto al presidente Meroi una pausa di riflessione, a livello regionale sapete tutti come è andata a finire, le elezioni sono alle porte anche a livello nazionale e nel Comune capoluogo. E’ chiaro che un quadro simile possa generare tensioni. Abbiamo visto che in altri partiti volano coltelli, metaforicamente parlando, volete che nell’Udc non ci sia una dialettica? Certo che c’è. Eccola sotto i vostri occhi”.

Una “dialettica” che comunque parte da lontano, tanto è vero che Rodolfo Gigli, contrariato dalla piega che ha preso la vicenda sui giornali e nel passaparola, non esita a definirla come un “imbroglio. Un imbroglio con metodi già visti”.

“E’ l’ennesimo tentativo- spiega – di creare confusione, di generare situazioni velenose nel tentativo di inserirsi e accreditarsi agli occhi di qualcuno. Ricordo che anche al congresso del partito accaddero delle cose, ma… lasciamo perdere” – chiosa, forse per non innescare altre micce.

Ma poi, nella foga di fare il punto della situazione, una mezza stoccata al segretario nazionale gli scappa: “Non parlate di commissariamento del partito – scandisce infatti Gigli – esiste soltanto una lettera inviata a Cesa. Chi è Cesa? Non è Casini – puntualizza. Una lettera in cui non so chi e non so come chiede qualcosa, può darsi chieda anche il commissariamento. Tutto qui. Ripeto: sono vecchi metodi già visti, da imbroglioncelli di paese”.

“La sfiducia di Romoli – gli fa eco Bigiotti – si dovrebbe chiedere semmai a me, in qualità di presidente provinciale del partito. Ma siccome a me non è pervenuto nulla, va da sé che stiamo davanti ad un film che non esiste”.

“Mi auguro solo – conclude il sindaco di Bagnoregio – che queste tensioni e la dialettica che stanno provocando possano essere ricomposte e risanate. Stiamo lavorando e lavoreremo per questo”.

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