

VITERBO – (roc) L’ufficio politico istituito da Lorenzo Cesa per superare la crisi tra le correnti all’interno del comitato provinciale dell’Udc, non solo non ha ''mangiato il panettone'' ma non è arrivato neanche a Ognissanti.
La previsione, profetica, era di Livio Treta, di stretta osservanza santucciana, all’indomani dell’insediamento dei cinque ''saggi'' al fianco dei segretario provinciale Alessandro Romoli.
Ma per rispettare quella previsione, l’uomo forte di Gianmaria Santucci, aveva anche preannunciato qualche giorno di riflessione prima di intraprendere altre iniziative.
La mossa che ha sbloccato, rimesso in moto e in forte fibrillazione tutto il partito è arrivata mercoledì scorso con altre due lettere, una della componente che fa riferimento a Santucci e l’altra della componente di Brachetti, nelle quali si annunciavano le dimissioni dal comitato provinciale dei 43 firmatari. Circa i due terzi dell’organo statutario. Firma più, firma meno.
Con le dimissioni nero su bianco della maggioranza dei membri il commissariamento diventava l’unica strada obbligata. In ''pole position'', Renzo Lusetti.
Si arrivava così a ieri, quando anche il segretario Romoli e il presidente Bigiotti, chiedevano a Cesa di commissariare il partito.
Bello sforzo, si dirà, visto che il processo era stato già avviato dalle due lettere di dimissioni collettive.
E invece no: ''Non ne sapevo nulla – fa sapere Francesco Bigiotti – lo abbiamo fatto per dare una scossa, per dare una sterzata decisa e soprattutto per inaugurare un nuovo metodo. Quello della conta, dei voti e delle tessere''.
Ma intanto arriverà un commissario che, tra le altre cose, dovrà gestire anche le scadenze elettorali. E la cosa non sembra, ovviamente, dispiacere, a Livio Treta: ''Le bugie – attacca - hanno le gambe corte e i nodi vengono sempre al pettine. Parlavano di firme false e di personaggi destabilizzanti, mentre la realtà è che la maggioranza del partito non è più in linea con la sua dirigenza. Credo – è la sferzata di Treta – che dietro tutto ciò ci sia uno stratega che tira i fili e fa muovere i suoi burattini. Ma ora si cambia, arriverà un commissario e per parte nostra cercheremo di riallacciare i rapporti, almeno con chi in questo periodo è rimasto disorientato e equidistante''.
''Noi siamo maggioranza del partito – conclude l’uomo forte di Santucci – e useremo grande senso di responsabilità per andare avanti. Chi è minoranza non so cosa farà''.
''Ma quale maggioranza – ribatte indirettamente Bigiotti – la verità è che se prima contavano qualcosa ora non contano più nulla. Piuttosto sarebbe ora di andare verso un congresso vero, con tessere valide''.
''Purtroppo non è bastata la nostra buona volontà – riprende il sindaco di Bagnoregio – ma ora la misura è colma, anche se mi sembra di assistere ad un film già visto, di cui è protagonista uno a cui sono stato legatissimo per quindici anni (Santucci, ndr). I dissennati tentativi di seminare zizzania sono sempre implosi a suo danno. Sarà così anche stavolta. E’ ora di passare da un partito di nominati a un partito di voti e di tessere. Vedremo come andrà a finire''.
''Propongo – dice poi provocatoriamente, ma non troppo - di farlo subito per le prossime elezioni regionali. Visto che la lista prevede tre candidati, si presentino tre personalità, una per ogni corrente, e poi vediamo chi prende i voti''.
Posizioni ancora inconciliabili, come si vede, che però dovranno fare i conti con le esigenze elettorali del partito. Al momento non si percepiscono grossi venti di scissione, nonostante qualche ''avanguardia'' sia stata intercettata al comizio viterbese di Matteo Renzi.
La partita che si gioca vede da una parte Gigli, che pare aver perso del feeling con Casini e Cesa, ma che potrebbe giocare in rimonta, secondo la vecchia scuola democristiana, sul versante del tesseramento interno per ribaltare le posizioni di potere. Dall’altra parte Gianmaria Santucci, il quale nel frattempo ha trovato una sponda tutta proiettata in chiave elettorale per il Comune di Viterbo con l’ala del Pd che fa capo a Fioroni.
Ma la complessità della situazione imporrà a entrambi di fare i conti con qualche altro oste, considerando che nel giro di una manciata di mesi si andrà a votare per le politiche, per le regionali e per il Comune capoluogo, e che quindi le alleanze giocheranno un ruolo importante.
A mescere il vino ci saranno dunque anche Sposetti, Marini, Bianchini. Inutile domandare a loro quale è il vino più buono.
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