

VITERBO – Si acuisce di giorno in giorno il muro contro muro tra i 186 dipendenti e il Gruppo Ro.Ri, proprietario della casa di cura Nuova Santa Teresa di Viterbo e del Cra di Nepi.
Ieri lo scontro ha raggiunto livelli inusitati e gravissimi. Fabio Angelucci, titolare della società insieme al padre Roberto, ha preteso che i rappresentanti sindacali non partecipassero all’assemblea dei lavoratori che, dopo aver ottenuto con circa un mese di ritardo e dopo ripetute proteste il 50% dello stipendio di febbraio, non hanno ancora ricevuto quello di marzo.
Lo stesso Angelucci junior, durante l’incontro, ha posto loro delle condizioni pesantissime: accettare di sottoscrivere i cosiddetti contranti di solidarietà, cioè una riduzione del 20-25% della busta paga, o scatteranno la cassa integrazione e i licenziamenti. Un out out cui i lavoratori sono intenzionati a rispondere picche, per una serie di ragioni: in primo luogo perché il bilancio 2011 della Ro.Ri si è chiuso in attivo (quello del 2012 non è stato ancora depositato), poi perché, nonostante la società avesse preannunciato un piano di ristrutturazione nel 2011 e mai presentato fino a ieri, nel frattempo ha compiuto varie assunzioni a tempo indeterminato, lasciando però senza lavoro tutti o quasi i dipendenti con contratto a termine.
Alle insistite richieste di chiarimenti sul pagamento dello stipendio di marzo, Angelucci junior, che insieme al padre Roberto è uno dei principali indagati della maxi inchiesta sulla gestione della Asl di Viterbo tra il 2006 e il 2009, ha risposto che per ora non se ne parla. ''Le banche – ha più o meno detto - non ci concedono più finanziamenti e i nostri conti sono in rosso''.
In precedenza avevano giustificato i ritardi nei pagamenti degli stipendi con il fatto che la procura della Repubblica di Viterbo aveva sequestrato i loro conti per circa 21milioni di euro (più o meno la cifra che, secondo l’accusa, avrebbero truffato alla Asl). Poi avevano messo sotto accusa la Regione Lazio che non liquidava le fatture delle prestazioni sanitarie fornite. Ora sono spuntate le banche che avrebbero chiuso i rubinetti.
''Ogni volta una scusa diversa – dicono esasperati i dipendenti -, non ne possiamo più. Ci costringono a vivere nell’incertezza e nella paura di perdere il lavoro. Ma ora diciamo basta. Il clima che si respira nella Santa Teresa e a Nepi è di vero e proprio mobbing. Dobbiamo denunciarlo alla magistratura''.
Tra l’altro, i lavoratori delle due strutture private (si fa per dire, in quanto sono finanziate al 100% dal servizio sanitario regionale) lamentano che gli stessi sindacati cui Angelucci junior ha vietato di partecipare all’assemblea, tengano un atteggiamento troppo accondiscendente verso la Ro.Ri. E qualcuno sussurra: ''Che centrino le assunzioni a tempo indeterminato operate negli ultimi mesi?''.
Notizie correlate