ANNO 16 n° 274
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Ucciso con una coltellata, fatale per il 35enne un unico colpo sotto la clavicola
Per l'omicidio al centro di accoglienza di Orte fermato un 21enne nigeriano
La difesa: ''Si č difeso, č stato l'altro per primo ad armarsi del coltello''

ORTE - Fino alle 5 e mezza di domenica mattina avrebbe raccontato al pubblico ministero Franco Pacifici la sua verità. Ora, Imade Robinson, 21 anni, è nel carcere di Mammagialla in attesa degli interrogatori di garanzia, che con ogni probabilità si svolgeranno domani. 

Deve rispondere di omicidio aggravato dai futili motivi: domenica sera, dopo l'ennesima lite, avrebbe colpito a morte con un coltello da tavolo il 35enne Eugene Moses, ospite come lui del centro di accoglienza di Orte ''Carpe Diem''. Fatale per il nigeriano, un unico colpo sotto la clavicola sinistra che gli avrebbe reciso l'arteria, facendolo morire dissanguato. 

''Quella di domenica sera tra i due non era la prima discussione - spiega il difensore di Robinson, l'avvocato Giuliano Migliorati - una quindicina di giorni fa avevano avuto a che dire: il mio assistito aveva ripreso il 35enne perchè aveva esagerato con l'alcol, creando problemi all'interno del centro di accoglienza. Ne era nata una lite, che aveva portato con sé degli strascichi. Ogni volta che si incontravano nei corridoi della struttura, Moses non avrebbe risparmiato minacce e provocazioni''. 

Fino ad arrivare a domenica scorsa, quando, dopo l'ennesimo battibecco nato molto probabilmente a causa di una sedia rotta, il 35enne sarebbe entrato in stanza, nella sua camera da letto, e ne sarebbe uscito con un lungo coltello a serramanico, deciso ad affrontare il suo connazionale. 

''Vedendo la situazione precipitare - prosegue il difensore - anche Robinson si è armato di coltello e nel tentativo di bloccare il suo aggressore, lo ha spinto colpendolo con la lama''. Un unico colpo, affondato sotto la clavicola, che non ha lasciato scampo a Moses.

Il suo presunto assassino, che si è presentato spontaneamente ai carabinieri e che da ieri è recluso nel penitenziario viterbese, subito dopo la tragedia avrebbe tentato la fuga, ''ma solo perchè completamente sotto shock e spaventato'' spiega l'avvocato. 

Nelle prossime ore comparirà di fronte al gip per la convalida del fermo. 

Increduli ancora i gestori del centro di accoglienza: ''Robinson è cresciuto con noi - racconta la proprietaria dell'hotel al Corriere della Sera - è arrivato qui che non aveva nemmeno 17 anni. Giocava con la nazionale nigeriana, poi è dovuto partire per l'Italia con il barcone. Lo abbiamo accolto e si è integrato, gli vogliono tutti bene, non ha mai fatto del male a nessuno. Con Moses, invece, ci sono stati dei problemi. Era un attaccabrighe. Da Viterbo era stato trasferito da noi un paio d’anni fa. Non parlava con nessuno. Prendeva la bicicletta, andava alla fermata dell’autobus e passava le sue giornate a Viterbo. Non sapevamo cosa faceva, era molto solitario''.

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