ANNO 16 n° 272
Spunta un procedimento ancora aperto
Nei giorni scorsi il gip Marinelli ha respinto la richiesta di archiviazione chiedendo l’imputazione coatta dell’imprenditore per truffa aggravata

VITERBO – Sono finite all’asta tra il 14 ed il 23 marzo scorso, dopo che il tribunale aveva rigettato l’opposizione presentata dalle parti lese.

La vicenda è quella, arcinota, delle case di Marta e, per parti lese, si intendono la bellezza di venticinque famiglie che hanno subito un raggiro bello e buono, a causa della mancata stipula del contratto di compravendita da parte della ditta costruttrice.

“Ho investito i risparmi di una vita per acquistare quella casa in località Sant’Egidio. Adesso me la ritrovo messa all’asta perché il costruttore non ha rispettato né i tempi di consegna, né gli impegni assunti con le banche per estinguere l’ipoteca”. A raccontarlo era stata una delle vittime, la signora M.G.C., che aveva sborsato 160mila euro tondi tondi e “tutti fatturati”.

Lei, come le altre ventiquattro persone truffate, si erano rivolte alle istituzioni chiedendo il loro intervento. Raccolto, già nel mese di novembre, dal presidente della Provincia Marcello Meroi e anche dal prefetto Antonella Scolamiero, che avevano ricevuto i martani vittime del raggiro. “Siamo vicini al dramma che stanno vivendo queste persone – aveva detto Meroi - e confidiamo nel senso di responsabilità e nella sensibilità di tutte le istituzioni viterbesi, affinché insieme si possa arrivare al positivo superamento di questa complessa situazione”. Purtroppo, invece, l’esito era stato negativo.

Non per tutti, tuttavia, è stata scritta la parola fine alla faccenda. C’è, infatti, un procedimento che è stato per diversi mesi in fase istruttoria ma che, adesso, è arrivato sulla scrivania del pubblico ministero. Si tratta, in particolare, del fascicolo assegnato al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo Franca Marinelli che, nei giorni scorsi, ha respinto la richiesta di archiviazione, chiedendo al sostituto di turno l’imputazione coatta dell’imprenditore per il reato di truffa, aggravata dal rilevante danno economico, e il conseguente rinvio a giudizio. Chiaro è che, qualunque sia l’esito del procedimento “i risvolti avranno effetto esclusivamente nei confronti della famiglia che ha fatto denuncia”, hanno tenuto a spiegare dagli uffici della Procura per non creare false illusioni da parte delle altre vittime.

 

 

 

 

 

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